VeneziaCamp 2009 – SCRITTORI ALL' ARSENALE Venerdì 23 ottobre 2009 – Arsenale, Venezia
Giornata seminariale promossa dalla Scuola di Dottorato in Scienze della Formazione, della Cognizione e del Linguaggio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia
C’è sicuramente nella nostra società (…) una profonda logofobia, una sorta di sordo timore contro questi eventi, contro questa massa di cose dette, contro il sorgere di tutti questi enunciati, contro tutto ciò che ci può essere, in questo, di discontinuo, di battagliero, di disordinato e di periglioso, contro questo brusio incessante e confuso del discorso (Michel Foucault, L’ordine del discorso)
SCRITTORI ALL' ARSENALE - parte I ore 10.00 – 13.00
Chairperson: Umberto Margiotta
I VOLTI, LE VOCI, I CORPI dell’AUTORE: la “parresìa” e i poteri
Mario Galzigna, Foucault e la parresìa. Parole di verità contro i dispositivi
Umberto Margiotta, Pensare in rete, apprendere la diversità
Maddalena Mapelli, La violazione degli interdetti in rete. L’account Facebook Aldo Nove
Massimo Giuliani, Il flusso delle voci. La sperimentazione OUT- Facebook di Ibridamenti
Tiziano Scarpa, La parola singolare. Uno scandalo che dura da 2500 anni
L’ordine del discorso (L’ordre du discours) è la lezione inaugurale al Collège de France tenuta da Michel Foucault nel 1970. Le posizioni presenti in questo testo, che fondano la prospettiva « genealogica », rappresentano un punto di riferimento del gruppo di ricerca della Scuola di Dottorato in Scienze della Formazione, della Cognizione e del Linguaggio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e del Laboratorio Virtuale Ibridamenti
Il nostro gruppo sperimenta e ripensa - attraverso l’« osservazione partecipe » e attraverso « azioni-evento » - le nuove pratiche virtuali di connessione, comunicazione, narrazione, costruzione e fluidificazione identitaria presenti nei blog e nei social network.
In questo senso, ci pare di rilievo il dibattito attorno al New Italian Epic perché valorizza l’opera – e perciò la parola intesa come evento - anche attraverso forme e modalità di sottrazione dell’autore; forme e modalità che fanno emergere la forza dirompente dei soggetti collettivi dell’enunciazione.
Partendo dall’osservazione delle pratiche di scrittura e di narrazione in rete, vogliamo proporre i seguenti interrogativi:
- La pluralità delle risposte che ogni singolo utente della rete riesce ad escogitare, spesso oltrepassando e violando i regimi discorsivi imposti dai dispositivi stessi, non sono forse un fertile terreno sul quale sta germogliando – di pari passo con l’innovazione tecnologica – una ridefinizione dell’autorialità e perciò di quella funzione che dà peso, spessore, forza e coerenza alle parole?
- L’identità liquida – e quindi le forme di sottrazione dell’autore e la sperimentazione di un io polifonico – sono oramai divenute dimensioni e pratiche accessibili a chiunque apra un account su Facebook o scelga un avatar e un nick name per il proprio blog. Tali dimensioni e tali pratiche non individuano forse un orientamento – uno stile, un modo di fare, un punto di riferimento – utilizzabili anche per chi voglia organizzare efficaci forme di resistenza ai dispositivi e ai regimi discorsivi che nei luoghi più svariati, online come offline, ci definiscono e ci costituiscono?
- E’ davvero così importante “chi parla”? Oppure vale ancor oggi il provocatorio riferimento di Foucault alla famosa frase di Beckett, “qualcuno ha detto, cosa importa chi parla”?
- Vi è chi, come Tiziano Scarpa, sostiene la necessità di attribuire un nome e un cognome, un volto e un corpo all’autore per dare peso e forza alla propria parola; vi è chi, come Wu Ming, sceglie di non mostrare il proprio volto; vi è chi, come Aldo Nove, articola la propria presenza on-line attraverso la sperimentazione di immagini differenti di sé; vi è chi, come Giuseppe Genna, costruisce, nei suoi testi, la propria presenza in quanto “personaggio”, in quanto soggetto multidimensionale; vi è chi, infine, si propone come “Scrittura Industriale Collettiva”: c’è davvero, ci chiediamo, soltanto antagonismo o distanza tra questi differenti modi di costruzione dell’autorialità?
- In ogni caso, in che termini si articolerebbe una moderna parresìa? E’ ancora possibile, oggi, dire la verità ai potenti attraverso differenti atti di parresìa fondati sulla parola scritta?
- Se considerassimo l’autore come una delle tante variabili che rendono possibile la produzione dei discorsi, non riusciremmo forse a concentrarci di più su come possano costituirsi discorsi diversi, su come sia diversamente possibile costruire discorsi-evento non soltanto a partire dalla presenza del “chi parla”?
L'accesso alla manifestazione ed ai singoli eventi all'interno della stessa è gratuito e aperto a tutti. Necessita solo, per motivi organizzativi, dell' apposita iscrizione (vedi sopra).
Io l'ho già fatto, ed è facile facile. Vi invito a partecipare a DIARIO APERTO 2009 compilando il questionario che, come spiega Enrico Marchetto, è stato ideato per:
Per riempire il vuoto di informazioni su chi utilizza i social network in Italia, nasce la ricerca partecipata ‘DiarioAperto 2009' che ambisce a intervistare via web almeno 2 mila dei milioni di cittadini italiani iscritti a Facebook e siti simili. Da mesi i siti come Facebook, MySpace, Badoo e Giovani.it dilagano sulle home dei siti di news, sulle prime pagine dei giornali e nei fiumi di notizie televisive. Ma i fatti riportati dai media italiani solitamente hanno avuto a che fare con casi isolati di folklore o con dati riguardanti ricerche condotte negli Stati Uniti.
Un'indagine che vuole, attraverso la partecipazione di tutti, raccontare che cosa sta avvenendo in Italia. Tutti i dettagli sono su Diario Aperto.Ibridamenti appoggia questa utilissima iniziativa ideata da SWG e daremo una mano per quanto riguarda gli aspetti qualitativi dell'inchiesta. E' un momento importante per dire la vostra, per farvi conoscere e per raccontarci l'uso che fate dei social network, dei blog e della rete. Partecipare è semplicissimo: basta avere 10 minuti di tempo e rispondere alle domande qui.
Continua il dialogo tra Ibridamenti e Marco Minghetti su Le Città In-visibili. Bella e ispirata l'articolazione che Minghetti propone del mutamento, del come rendere visibile all'interno del suo romanzo collettivo l'idea del mutamento:
" dato che uno dei temi centrali delle nostre riflessioni è il Mutamento (non a caso abbiamo costituito la Living Mutants Society), ho ritenuto interessante abbinare a ciascuno dei 128 episodi una chiave di lettura tratta da uno dei 64 esagrammi degli I Ching – Il Libro dei Mutamenti per antonomasia – di volta in volta nella versione Boaz o Jakin, i duei pilastri dell’Albero della Vita che sorgevano all’entrata del tempio del re Salomone e che, secondo la Cabala, rappresentano i principi opposti del movimento vitale, maschio-femmina, pieno-vuoto, luce-giorno (64 x 2 fa appunto 128). Qui l’ispirazione è venuta da uno dei più famosi romanzi di P.K. Dick The Man in The High Castle (non dimentichiamo che il nostro Deckard deve il suo cognome all’eroe di Blade Runner) in cui si immagina che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dai tedeschi e dai giapponesi, il che comporta, fra le altre cose, che i manager delle grandi Corporation utilizzino per prendere le più importanti decisioni appunto Il Libro dei Mutamenti – I Ching. Le due colonne dell’Albero della Vita sono poi rappresentate frequentemente nei Tarocchi, carissimi al Calvino del Castello dei Destini Incrociati - ad esempio sono i due pilastri tra cui troneggia il secondo Arcano Maggiore, la Papessa, davanti ad un velo che nasconde l'ingresso del santuario, e che fiancheggiano il trono della Giustizia (Arcano numero 8) ornati di mezzelune bianche e verdi, mentre nell’Arcano 12, l’Appeso, il corpo dell'Impiccato penzola nel vuoto a testa in giù, fra di esse, in una ieratica posa a gambe incrociate." [continua qui]
Ne avevamo parlato qui e qui
Leggi l'intero articolo di Minghetti qui
Guardare in alto di Le aziende in-visibili / episodio 91/128 [p. 278-279 ]
Link alle città invisibili. Le città e il cielo. Il Bersabea
In anteprima su Ibridamenti la rivisitazione di Caterina Bonetti.
Grazie alla concessione di Marco Minghetti e di Caterina, tutti possiamo vedere come è organizzato il libro "Le aziende-invisibili" di cui abbiamo già parlato.
cliccate sull'immagine, zoommate, spostate e ... buona lettura :-)
Rilancio il post di Fabrizio Centofanti perché mostra per immagini quanto si stava discutendo a proposito delle Aziende In-visibili e di come l'innovazione e la creatività siano legate alla possibilità di cambiare prospettiva, di uscire da un unico punto di vista, di contaminarsi con altre appartenenza...
Ogni giorno un numero improbabile di persone - almeno 2000 - va sul blog nonsolomamma e ivi rimane – per pochissimo tempo. Legge il post – di solito molto corto, sbircia i commenti, se è di tipo scribacchino et bloggeur ne lascia anche uno lui, indi riprende a veleggiare nella blogosfera.
lettori di nonsolomamma sono di moltissimi tipi e vocazioni.
Vi è un congruo numero di mamme, un congruo numero di femmine non mamme, un sorprendentemente congruo numero di masculi – babbi e non –e nonostante il blog parli spesso e volentieri di cose come bimbi che vomitano o bimbi che dicono sciocchezzuole, argomenti ammettiamolo non sempre da tiratura nazionale, tutti si divertono un mucchio e nel commentarium di nonsolomamma sembra di stare nella tavolata di una pizzeria.
Io per mio, se non ci passo tutti i giorni, vado a ròta.
Naturalmente da elastilettrice di ordinanza mi auguro che abbiano ragione, faccio in bocca al lupo a elasti e suggerisco pure ai passanti qui di acquistare una copia. Questa mia, è diciamo una affettuosa e blogghistica lealtà. Il libro avrà il suo destino, e non ne vorrei parlare qui.
Quello che mi interessa è ragionare sul fenomeno di per sé, sul curioso fenomeno del blogstarsystem e sul fatto che, a differenza dello starsystem quello vero, desta in me in molti casi – anche se non in tutti - molta più simpatia.
È una comparazione curiosa quella tra bloggleur famosi e attori famosi, e per certi versi non avrebbe alcuna ragione di essere:
a) per il fatto che gli attori famosi sono ritratti per ogni dove e la loro corporeità è un oggetto semantico mentre, per citare un altro blogger famoso assai, io non ho la minima idea di che faccia abbia (il da me adorato) Confuso, di Personalità Confusa.
b) E perché mentre l’attore famoso fa un bel pacco di quattrini ma proprio tanti dalla sua famositudine, la blogstar tutto sommato tira la carretta. Magari ni ci va un po’ meglio se la questione libro gli fa vendere. Ma insomma, non ci si fa mica na’ villa a Los Angeles ecco. Altre vite. Altri numeri. Altri sogni.
Pure, può venire il sospetto che possano esserci delle analogie.
Al blogger per esempio si rimprovera spesso, di migliorarsi rispetto a come è in realtà: un po’ come quando le ragazzette mandano le foto ai provini e si succhiano le guance, e si mettono di tre quarti dissimulando il nasone, e giù manate di fondotinta per avere la pelle di pesca, il blogger sembra ritrarsi omettendo le cose sgradevoli di sé – così al lettore pare. Non lo dice mica questo zozzone che quando va al bar con gli amici non offre mai! oppure che pesa un sacco, oppure che è superaggressivo...
Tanto più il prodotto diventa famoso - un blog, come un film – tanto più le reazioni dei fruitori si estremizzano. E un po’ come quando si sente parlare di divi del cinema, si passa dalla ammirazione sconfinata all’invidia più livorosa.
Tu eri il mio oggetto perfetto. Dice l’idealizzazione dell’ex lettore.
Tu eri quella parte di me che mi piace di più e che leggevo nel tuo blog. Dice la scissione dell’ex lettore.
Tu ora diventi insopportabilmente amata e dimostri quanto io stesso dipenda da te e mi identifichi in te. Quanto questa mia parte buona che nel tuo blog leggo sia adorabile. Questa cosa non la sopporto e quindi da ora in poi ti attaccherò ti attaccherò ti attaccherò. Te, e questo manipolo di fan sfegatati.
Invidia e Gratitudine di Melanie Klein è un ottimo testo per decodificare alcuni comportamenti della blogosfera.
Pure, le dinamiche che connotano le relazioni tra il blogger e il suo pubblico, sono profondamente diverse da quelle che connotano lo Starsystem quello vero, quello cinematografaro e mediatico, non solo perché i numeri sono ben altri, ma perché il medium - internet, lo scambio di parole scritte – è diverso.
E intervengono tantissime cose in più. Innanzitutto si legge, e certe volte si scrive, e prima di scrivere ci si rilegge.
In termini di strutture psicologiche in gioco, si ha tempo di utilizzare le nostre risorse superiori, mentre l’immagine cinematografica ha una immediatezza tale che volendo, assalta l’inconscio senza neanche passare per il cervello.
Davanti all’immagine siamo soli, e se non lo decidiamo preventivamente siamo principalmente inconsci, non vigili, ipersensibili.
L’immagine mira al basso, e il basso le risponde con veemenza, la parola mira all’alto e l’alto le risponde con moderazione – spesso con ironia – che nella scala dei meccanismi di difesa di Perry (cioè le strutture psicologiche che utilizziamo per difenderci e adattarci alla realtà) sta ai vertici della maturità.
L’ironia è inoltre potentemente aiutata dalla gratuità del blog. Dal non guadagno. Questo poter leggere gratis ci rende gentili e rende l’altro meno potente, quel tremendo catalizzatore di sentimenti radicali e di potere che è il denaro, è messo fuori della porta.
Quindi ecco, cosa succede nel blog di elastigirl. Lei scrive un post e scatena facciamo un cinquantina di commenti. I commenti in genere sono risposte divertite e affettuose a quello che lei ha scritto. A ben vedere i commenti sono sintonici non solo a quello che lei scrive ma a una ideologia non detta e condivisa. Per esempio l’importanza dell’umorismo come valore, ma anche l’importanza di un umorismo lieve delicato, mai volgare e mai veramente graffiante – per understatement non per incapacità.
Ancora il blog di Elasti è il blog di una madre che lavora che ha un marito e o mio Dio questo vestito non mi dona. Pure Elasti è una donna di sinistra, e benché la sinistritudine non emerga continuamente, essa è un sottinteso ideologicamente condiviso dai suoi lettori, che la ripropongono con la stessa pacatezza nei commenti. In questo senso nonsolomamma è un paradigma interessante di altri blog famosi, perché è una specie di isola di affinità mentali, e se si visitano i blog degli elasti commentatori si trova qualcosa che li accomuna se non tutti – molti.
Ho riflettuto sulla mia condizione di elastilettrice, e di lettrice di un altro blog famoso quello del già citato Confuso – e ho pensato che queste affinità e somiglianze, che sono quelle che ci fanno scegliere i blog da leggere quotidianamente, determinano alla lunga un senso di affinità e qualche volta quasi di amicizia. Quando capita di passare dal virtuale al reale, questa amicizia tra chi si legge e non si vede, si materializza immediatamente quasi incarnando un passato pregresso che prima era solo scritto e ora quasi trova dalla materialità una nuova materialità. Ma fintanto che l’incontro non avviene, il lettore sa che l’idealizzazione è in agguato – pure diversamente dal fan cinematografico egli ha il tempo di accorgersene, e allora questa è la cosa interessante, decide di giocare il gioco della mitizzazione. E infatti, non è proprio verosimile che padri di famiglia, giornaliste affermate e persone abbondantemente strutturate tengano il poster di qualsivoglia blogger in una presunta cameretta come se fosse un altarino. Ma si divertono ugualmente e affettuosamente a fare complimenti amorevoli ai loro blogger di elezione.
Il blogger scelto fa un post che a loro piace, perché lo condividono o perché fa loro ridere e loro reagiscono esternando il proprio gradimento. Elasti, sei fantastica. Elasti mi fai troppo ridere. Elasti sei mitica. La mitizzazione diventa il gioco dell’adulto, e come tutti i giochi implica un doppio senso: cioè nessuno prende la mitizzazione troppo sul serio, né il lettore né l’autore, perché tutti spento il computer abbandoneranno l’avatar e torneranno nella concretezza. Perché diciamo è stata come un piccolo e gentile regalo che i lettori hanno tributato, con la leggerezza di chi può permettersi di farli psicologicamente questi piccoli regali, l’ego rimane intatto. Allo stesso tempo bisogna pensare al sintagma “mettersi in gioco” e che dimostra il fatto che lo spazio ludico implica un coivolgimento della persona che è provvisorio ma che la coinvolge tutta.
Se vuoi giocare ci devi stare. Per starci scegli un gioco che sia compatibile con il tuo te stesso, con la tua identità psicologica. Torna l’identificazione e dunque questo gioco ha per noi connotazioni molto serie. Ora, ciascuno trarrà le conclusioni che vuole. Certi giochi a certi piacciono e a certi no. La cosa importante è sapere entrare e saper uscire, con leggerezza e fluidità senza rimanere ingabbiato dentro e con tutte le implicazioni coinvolte nel concetto di “mettersi in gioco”.
Tra caldo, temporali estivi e vertiginosa flessione del "movimento" in rete lascio qui una breve riflessione.
Michel Tournier nel romanzo Venerdì o i limbi del Pacifico (1967) riscriveva il diario del naufrago Robinson Crusoe esponendo la filosofia dell'individuo sottesa all'idea di Extime.
Tournier scriveva: Esistere, cosa significa? Significa essere fuori, esistere ex. Ciò che sta fuori esiste. Ciò che sta dentro non esiste. Le mie idee, le mie immagini, i miei sogni non esistono (...) e io stesso non esisto che evadendo da stesso verso gli altri.
Lo scrittore aveva individuato l'apertura verso l'altro attraverso la redazione del Journal extime, del "Diario aperto": una pratica autobiografica che si traduce in una sorta di "estroversione della scrittura dell'io", una "autobigorafia centrifuga, rivolta al multiforme universo delle cose piuttosto che ai piccoli mucchi di miserabili segreti"*.
In un suo articolo pubblicato su "Alias", Carlo Mazza Galanti accosta l'autobiografismo di Tournier alla poetica dell'infraordinario di Georges Perec, al suo lavoro sulla memoria del passato (i luoghi, i ricordi i legami spazzati via dalla Storia) e l'osservazione dell'oggi, dunque allo sforzo autobiografico come strumento di identificazione, di costruzione e ricostruzione identitaria.
Dopo la premessa le domande, come di consueto:
Possiamo pensare il blog come un Journal extime? Come una palestra in cui la scrittura diventa il mezzo attraverso cui, grazie all'apertura all'altro, al mettersi in piazza, si innesca il meccanismo della propria individuazione, la presentificazione del proprio sè che, proprio nel corso di questa "operazione", si estroflette, assume "corpo", si rende palese?
*Carlo Mazza Galanti, Il Manifesto "Alias", 19 Luglio, pag. 22
Avete mai provato a fingervi diversi da voi stessi? Ad assumere un’identità separata dalla vostra? Voglio dire – senza la Digos alle calcagna.
Ecco, volevo raccogliere una serie diriflessioni sulle modalità di espressione nella rete, e sulla relazione che intercorre tra il nostro modo di essere nella quotidianità e il nostro modo di utilizzare internet . Contrariamente a chi demonizza il mondo virtuale, ritraendolo come ricettacolo di tutte i vizi più subdoli – lubrìchi! Pedofili! Turpi simulatori! – e invece coerentemente al fatto che oggi il 25 per cento degli italiani sono tutti interconnessi – cioè milioni di lubrichi? Non sarebbe così male – io penso banalissimamente: in rete siamo come fuori, con una continuità nella nostra personalità e nel nostro modo di gestire le relazioni, una continuità nella nostra sintassi – specie se penso alla galassia della blogosfera, che permette una rappresentazione di se, senza i vincoli di una linguaggio professionale, senza le divise che oscurano la personalità come avviene nei processi di editing, e soprattutto una inevitabile continuità nelle nostre strutture di relazione e di difesa.
Esempi.
Ci sono bloggeurs estremamente egocentrici – categoria a cui credo di appartenere. Il bloggeur egocentrico è un bloggeur che per sue debolezze psichiche ha bisogno di farsi notare e usa delle strategie all’uopo: per esempio attaccare un pensiero che tutti condividono su un altro blog, oppure usare un linguaggio atto ad attirare l’attenzione. Oppure dire cose che attirino l’attenzione – siccome qui sto parlando seriamente, e la falsa modestia e i salamelecchi mi paiono ridicoli, proseguirò dicendo: so di avere una certa intelligenza, questa mia intelligenza l’ho strutturata a scopo seduttivo. Indi, il mio modo di scrivere, è la diretta conseguenza del mio modo di strutturare i concetti.
Leggimi, sono interessante. Per favore!
Ma non sono l’unico modo esistenziale possibile. Ci sono altri stili ed altre modalità. Per esempio. Non ho ancora mai incontrato il padrone di casa – Letteratitudine. Massimo Maugeri. Letteratitudine è un blog della piattaforma di kataweb che ha un certo successo. Il padrone di casa vi lancia dei post che parlano di libri, ogni tanto invita gli autori dei libri e si creano delle discussioni stimolanti. Faccio caso a questa cosa: spesso il padrone di casa non interviene e affida la stesura dei post a dei collaboratori. Quando interviene lo fa con molta grazia e discrezione e, benché egli sappia che molto del successo del suo blog è dovuto alle accese discussioni legate ai libri presentati, è abbastanza evidente che abbiamo a che fare con un bloggeur di indole diplomatica gentile e sinceramente ostile alle polemiche. .
E quando capita il ragazzino simulatore, o provocatore, quello che dice cose che poi dichiara che no lui non le pensa affatto e voleva solo provocare, il rinvio da parte sua a un’altra identità reale, è solo fittizio. La sua identità reale e relazionale è quella che vediamo. Cioè un rapporto con l’altro che ha necessità di essere dominato con una distanza di sicurezza, con una ipotesi di mobilità psichica: dichiaro di non dire cosa sono, in questo modo non mi metto in gioco – il terrore di mettersi in gioco potrebbe accompagnarlo anche nella quotidianità, non dico sempre ma in quelle circostanze in cui si confronta con una opinione condivisa che lui riveste di certi significati. Il provocatore della blogosfera mi ricorda sempre il paradosso del mentitore cretese: dico la verità quando dico che sto mentendo.
La verità c’è ed è nella totalità della proposizione.
Non sta mentendo. Fugge.
C’è uno psichiatra nella storia della psichiatria per il quale nutro una smodata antipatia e una stima molto contenuta. Si chiama Eysenck, ha parlato molto male della psicoanalisi e ha spesso proposto assunti che poi la ricerca sperimentale ha bellamente disconfermato. Ne consegue che oggi, non è che vada tanto per la maggiore. Pure, ha proposto una teoria della personalità che è piuttosto agevole e semplice e che qui resuscitiamo perché – pur consapevoli dell’eccessiva semplificazione – ci sembra un buon trampolino di lancio per le nostre riflessioni, e le riconosciamo il merito di suggerire un idea della personalità piuttosto interessante: un sistema di assi cartesiani, dove le ascisse e le ordinate consistono in due dimensioni veramente strutturanti il nostro carattere: il piano delle ascisse risponde infatti al continuumintroversione, estroversione: cioè quanto siamo rivolti verso l’interno o verso l’esterno. Il piano delle ordinate il continuum del nevroticismo, cioè la scala della stabilità emotiva, quanto siamo capaci di gestire la nostra emotività, la nostra temperatura.
Possiamo pensare che ognuno di noi è un puntino su questa piattaforma cartesiana – nella vita e in tutte le forme di relazione che la vita offre, comunicazione virtuale inclusa. Dobbiamo anzi pesare a questo puntino come una specie di albero, in cui le radici affondano in un luogo fisso, la dove l’inconscio sobbolle e mormora, e le fronde si muovono continuamente agitate dal forze disparate: le forze interne dei borborigmi del se, i venti esterni della relazione sociale. E ancora, le fronde del nostro albero psichico possono crescere rigogliose in tempi di clima temperato, e rinsecchirsi troppo in tempi di temperature troppo gelide. La nostra personalità su quel piatto di ascisse e ordinate è influenzata perciò da tante forze: l’identità originaria, le occasioni relazionali, il clima del nostro contesto politico.
La cosa importante è che comunque questo albero, non sta mai fermo. Le sue radici stanno inchiodate nella terra della genetica le sue fronde sono esposte alle intemperie dell’esperienza mentale.
Gli psicodinamici post freudiani, cominciando dalla figlia Anna fino all’ultimo e più brillante ricercatore in tema, Perry, hanno organizzato le forze di personalità in termini di meccanismi di difesa: il meccanismo di difesa è quello stratagemma che l’individuo adotta quando deve adattarsi a una situazione problematica fonte di perplessità o di angoscia. I meccanismi di difesa sono gerarchizzabili, in una scala a molti livelli: quelli più bassi sono i livelli meno strutturati e più elementari – che possiamo trovare in situazioni di psicopatologia franca – schizofrenia per esempio: dire che un oggetto non c’è quando è li proprio davanti al naso. Al vertice ci sono i meccanismi di difesa più sofisticati, male che vada nevrotici ma di solito molto funzionali: l’ironia per esempio, o la razionalizzazione: ho un problema, lo demitizzo ridendoci su o lo affronto organizzandone le cause. Vicino al basso ci sono i meccanismi delle personalità poco evolute – scissione e proiezione – vicino all’alto ci sono i meccanismi delle personalità più stratificate. Ognuno di noi ha una risma di meccanismi preferenziali, che strutturano la sua personalità e il suo modo di difendersi dalle minacce psichiche e di comunicare con l’altro. L’altro – che spesso nel nostro inconscio, è una sfida che implica una strategia.
A casa, al bar, al lavoro
In rete.
Ne consegue che anche nella comunicazione di rete, per esempio nei forum, nei blogs e in tutte le amenità internettesche, l’assetto di personalità che struttura i movimenti del nostro albero sarà lo stesso che altrove.
O quasi.
Il quasi è determinato da una serie di peculiarità per cui la comunicazione virtuale, è rispetto la comunicazione reale più protetta. Sotto molto profili.
In termini di ambiente il clima è spesso temperato e spesso soleggiato: la generale assenza di regole che connota internet, corrisponde paradossalmente a una maggior sensazione di controllo delle variabili della comunicazione. Nel commentarium di un blog ci si sente tutto sommato sicuri, almeno per quel che concerne le minacce che possono arrivare dall’esterno. Questa sicurezza permette di far sbocciare dei germogli che nel contesto quotidiano alle volte rimarrebbero silenti. Ciò vuol dire che le persone sono invogliate a esprimersi. Nel nostro piano cartesiano di Eysenck il vento della blogosfera è un vento dolce che spira verso il punto cardinale dell’estroversione.
In secondo luogo, in termini di occasioni relazionali, la comunicazione di rete si serve di un mezzo, e questo mezzo è la parola scritta. L’oggetto in uso cioè non è immediato, ma parecchio mediato. Immediato è l’arrivo, mediata è l’espressione. Questa cosa, aiuterà gli alberi emotivamente instabili e magari anche paurosi che hanno le loro radici verso l’esterno del piano cartesiano, sull’asse del nevroticismo, a spingere le loro fronde verso l’interno verso la stabilità emotiva: possono pensare possono scrivere e cancellare possono oscillare in una esitazione che rimarrà segreta.
Il vento della virtualità spira verso la stabilità emotiva.
Ne consegue che se guardiamo il piano di assi cartesiani dall’alto, e non in sezione, e guardiamo come si collocano le fronde degli alberi della personalità abbiamo un’immagine relativamente falsata. Perché le personalità estroverse e emotivamente stabili staranno con le fronde dell’albero sull’asse del loro tronco, le personalità con le radici che affondano nella zona dell’introversione e nella zona dell’instabilità avranno la chioma un po’ spostata verso l’interno. Potremmo andare a cercare le forme di queste tensioni e le loro alternanze nei meccanismi di difesa utilizzati da ognuno.
Ci sarebbero ancora molte cose da dire - e riflessioni di cose da fare. Ma per ora ci fermiamo qui.
PRIMA FONDAZIONE
approccio psicoantropologico e semiologico
Rubando il titolo ad una delle più famose opere di Isaac Asimov, ci accingiamo finalmente a dare il via alle operazioni di osservazione del Gruppo Psico Antropologico e Semiologico (GPA-GS).
Tema della ricerca: Ascesa dei blogger. Arti della connessione nel virtuale Focus: assetti identitari e valenze culturali delle connessioni e delle relazioni on-line nel blogging Oggetto specifico dell’indagine: ricostruire lo stile individuale e irripetibile di connessione e di relazione presente in un blog inteso come espressione verbovisiva di un blogger/persona off-line Unità di rilevazione: il blog inteso come espressione verbo/visiva di un blogger/persona off-line Obiettivi della ricerca: 1) descrivere, comprendere e interpretare lo stile di connessione presente in un blog;
2) verificare l’ipotesi che ci siano delle invarianti negli stili di connessione nei blog esaminati
3) focalizzare ulteriori problemi da porre come oggetto di successive indagini
4) sottoporre a critica e modifica i presupposti teorici, la metodologia, gli strumenti, le modalità utilizzati in partenza
5) verificare, nel corso dell’osservazione, se la ricerca ha valore formativo e/o autoformativo per gli osservatori che vi partecipano
Punti di forza della presente ricerca: a fronte delle diverse indagini quantitative già svolte attorno alla blogosfera italiana, si è scelto un approccio qualitativo basato basato su:
1) l’integrazione di approcci afferenti a saperi diversi (in particolare antropologia, psicologia, semiologia) per rendere conto della complessità del campo osservato.
2) l’osservazione-partecipe
3) il concetto di ibridazione
4) la sperimentazione di un approccio che integra saperi e pratiche Limiti della presente ricerca:i blog osservati appartengono tutti alla blogosfera italiana e la lingua utilizzata nelle interazioni on-line è l’italiano
I blog osservati non rappresentano un campione statistico. Sono stati individuati a seguito del dibattito effettuato tra ottobre e novembre 2007 sul blog Ibridamenti e la loro individuazione non può essere considerata rappresentativa né delle diverse tipologie di blog esistenti né della blogosfera italiana in generale.
I blog osservati appartengono principalmente alla piattaforma Splinder, o presentano le stesse modalità di interazione ed accesso (avatar, nick)
Punti di riferimento teorici Per individuare la cornice di riferimento teorica che guiderà le fasi della ricerca del GPA-GS, si parte dal presupposto che si tratta di un approccio metodologico (integrato, almeno nella sua fase iniziale) fondato sull’osservazione-partecipe. Vista la specificità del campo virtuale osservato – il blog e il blogging – si terrà conto di alcuni paradigmi interpretativi già esistenti nell’ambito delle scienze umane, con l’avvertenza, però, che la presente ricerca ha, tra i suoi obiettivi, quello di innovarli e di adattarli all’ambito osservativo prescelto.
Verranno studiate, in definitiva, le modalità della relazione nella blogosfera: con particolare riferimento agli assetti identitari, alle tecnoidentità (La Barbera 2008), alle modalità della presenza, della connessione e dell’incontro (Galzigna 2008, Barbetta 2008, Ligi 2008) attivate dai blogger e realizzate dagli osservatori.
Si conviene sull’opportunità di utilizzare la più avanzata ricerca antropologica contemporanea, basata sul paradigma dell’ ibridazione, a partire dal quale possiamo dire che l’osservazione-partecipe del blog si configura come pratica ermeneutica non dell’altro ma dell’incontro con l’altro (Amselle 1999, Abu-Lughod 1991, Wikan 1991-1992). Si tratta di una interazione che si verifica in un contesto multimediale, veicolata quindi da tre "linguaggi" possibili: testi scritti, suoni e musiche,immagini, ferme o in movimento. Ognuno di questi tre linguaggi va studiato come strumento connettivo: l'immagine, ad esempio, è una immagine-link, cioè una "immagine segno-di-legame", che funziona come "nodo di una serie di interazioni, scambi, circolazioni che avvengono tra diversi blog" e tra il blogger e suoi commentatori (Caputo, 2008).
Va qui ribadito uno degli assunti fondamentali dell’antropologia contemporanea, che può utilmente indirizzare la nostra indagine: la conoscenza antropologica è di natura sostanzialmente dialogica (Ligi 2008): “non c’è prima dell’incontro etnografico, non è un qualcosa che si può estrarre dalla testa del nativo, un qualcosa che è lì, da qualche parte, prima del nostro arrivo”.
Analogamente, nell’ambito della ricerca “psi” lo studio dell’identità in rete si è soprattutto sviluppato come studio della relazione, resa possibile dalle nuove tecnologie, definibili come un secondo sé, un sé multiplo, “un oggetto evocativo che provoca la rinegoziazione dei confini” (Turkle 2005 e 2007, La Barbera 2008). A sostegno di questo orientamento possiamo riferirci ad alcuni sviluppi avanzati e recenti del pensiero psichiatrico e psicoanalitico, che collocano l’origine e il motore della vita affettiva e dell’intersoggettività, più che nelle pulsioni e nella pulsionalità, nelle relazioni e nelle loro dinamiche trasformative (Galzigna 2007, Panizza 2008). Questi orientamenti trovano un ampio terreno di conferma nel caso del blogger: le sue componentiintrapsichice, in definitiva, si manifestano attraverso il blogging, cioè attraverso le sue dinamiche relazionali. Impossibile scindere i due livelli, se si vuole cogliere con pienezza le modalità della presenza del blogger: la loro fisionomia variabile, la loro complessità.
L’approccio psicologico e quello antropologico hanno un comune punto di riferimento nel tema dell’empatia, molto presente nella letteratura psichiatrica ad orientamento fenomenologico ed in quella ad orientamento psicodinamico (Borgna 1999, Borgna 2003, Gabbard 2005): la necessaria empatia - intesa come "contatto immedesimativo in una condizione di separatezza" (Bolognini 2002, Bolognini 2008) - tra osservatori e osservati e al tempo stesso le eventuali relazioni di tipo empatico tra il blogger e i suoi commentatori, verificabili attraverso l’osservazione del blogging. Più in generale, osservando e studiando un blog sarà importante mettere in evidenza il clima psicologico delle dinamiche relazionali – la loro stimmung, la loro atmosfera, la loro tonalità affettiva – e le “culture” che lo supportano.
Dal punto di vista semiotico, si farà riferimento alla blogosfera come sottospazio aperto ed eterogeneo della semiosfera (Lotman 1985, Bolter e Grusin 2002, Di Fraia, 2007, Festi, 2008). Vi è nel blog una costitutiva mediazione di forme testuali, dove per testo si intende, in senso lato, qualsivoglia prodotto culturale: sia esso un audiovisivo, un’immagine, un testo verbale o un montaggio multimediale di forme testuali. Il blog è insomma un supertesto, un testo di testi che mette in scena “un teatro identitario narrativizzato, capace di rifigurare l’esperienza, di riannodare i fili dispersi del quotidiano, di ritrovare un progetto destinale,” (Festi, 2008). Viene assunta come riferimento la mappa delle funzioni psicosociali dei blog (Di Fraia, 2007), che si articola attorno a due assi: da un lato la tematizzazione dominante (il sé o altro), dall’altro lato il destinatario principale (se stessi o altri).
Scansioni della ricerca
La prassi del gruppo sarà quella già collaudata con le prime due osservazioni di prova: si partirà osservando gli aspetti che caratterizzano il blog e il blogger on-line.
Per comprendere al meglio la produzione virtuale presente nel blog osservato, sarà necessario, in alcuni casi individuati dal GPA-GS, un contatto diretto con il blogger [off-line], che diventerà l’occasione per interviste non strutturate, ai fini di una comprensione empatica delle peculiari e differenti modalità della presenza on-line del blogger stesso.
Modi e tempi di questo contatto diretto verranno negoziati con il blogger, nel rispetto del protocollo etico elaborato dalla nostra community.
In una prima fase, i membri del GPA-GS osserveranno liberamente, senza interagire, il blog prescelto. Successivamente stabiliranno assieme, tra di loro, le tappe, gli obiettivi e le scansioni dell’osservazione del singolo caso, individuando le richieste e le questioni da porre, per via telematica, al blogger e al tempo stesso mettendo a fuoco i quesiti da porre all’interno di un eventuale contatto diretto off-line con il blogger. In linea di massima, il gruppo degli osservatori assegnerà ad un suo membro, scelto come portatore delle istanze e delle richieste del gruppo medesimo, il compito di contattare direttamente il blogger. Ogni possibile deroga da questa linea di condotta dovrà essere condivisa dai membri del gruppo e negoziata con il blogger.
Punto di partenza dell’osservazione La prima fase sarà destinata a negoziare il consenso del blogger osservato e a informarlo degli obiettivi della ricerca e del protocollo etico.
In un secondo momento il portavoce del gruppo degli osservatori chiederà al blogger dei dati per costruire la linea post/commenti in base alla quale saranno decisi i post da osservare.
In un terzo momento si procederà all’osservazione da parte dei singoli appartenenti a ciascun gruppo con la precisazione che – pur facendo riferimento alla stessa mappa* – l’approccio psicoantropologico partirà dall’analisi degli elementi del naming del blogger e del blog, mentre l’approccio semiotico partirà dal post.
In entrambi gli approcci, in ogni caso, si leggeranno gli elementi caratterizzanti il blogger e il blog (nick/avatar/profilo/titolo/url), la produzione verbovisiva (post/template) del blogger e le sue interazioni con la blogosfera (commenti, blog-roll, link, amici, eventuale uso di altri elementi interattivi e connettivi legati al microblogging, eccetera).
A completamento di questa prima raccolta di dati e di osservazioni, si procederà ad un confronto di idee tra gli appartenenti a ciascun gruppo di osservatori per procedere poi a impostare la successiva fase destinata agli approfondimenti del singolo caso e alla produzione delle interpretazioni che, a seconda dei casi, potranno essere congiunte o disgiunte.
Formazione dei gruppi di osservatori
Vista la complessità del campo indagato, si ritiene importante che l’osservazione sia condotta non da singoli ma da gruppi di osservatori nei quali dovranno essere presenti le competenze relative ai singoli approcci.
*le mappe di riferimento per i presenti approcci sono in via di stesura definitiva e sono, nella loro attuale forma non definitiva, consultabili qui (naming) e qui (espressione verbo-visiva).
Strumenti
Interazioni attraverso: commenti, PVT di Splinder, chat (tipic, messenger), telefonate (anche a più interlocutori, via Skype), incontri off-line in ambienti non strutturati, interviste non strutturate.
Formalizzazioni attraverso: mappe concettuali, mind map, tabelle, grafici, resoconti, produzione di materiale da proporre per pubblicazioni di carattere scientifico.
Tempi Si è previsto di svolgere la ricerca in un arco temporale di due mesi, durante i quali saranno osservati tutti i post concordati dagli osservatori e saranno formalizzati gli esiti delle osservazioni e delle interpretazioni emerse.
Blog osservabili sulla base della lista di Ibridamenti:
Altri blog della lista di Ibridamenti saranno eventualmente osservati all’interno di un’ottica comparativa.
Appendice (di Maddalena Mapelli)
Verificare se la ricerca ha valore formativo per gli osservatori che vi partecipano Si tratta di un obiettivo secondario del presente approccio, che fa riferimento alle ricerche maturate nell’ambito delle scienze della formazione attorno alle comunità di pratica on-line [Wenger E. (1998), Rivoltella, P.C. (2003), Trentin G.(2004), Galliani L. (2004), Calvani A.(2005), Ligorio M.B., Hermans H.(2005), Margiotta U., Balboni P. (a cura di) 2005]
Finalità: verificare se le pratiche di osservazione in rete, così come sono state configurate dal presente approccio, abbiano per i partecipanti alla ricerca valore formativo e/o autoformativo. Oggetto diindagine: le pratiche attivate dagli osservatori del presente approccio Metodologia: osservazione partecipe. L’osservazione sarà condotta non da un osservatore esterno al gruppo, ma da un osservatore che partecipa alle attività del gruppo. Si ripropone il modello dell’osservatore partecipe e dell’ibridazione attraverso le pratiche.
Saranno individuate, inoltre, delle situazioni a maggior tasso di complessità riscontrabili durante le fasi della ricerca stessa e l’osservatore sarà attento a capire e descrivere:
- come si è generato il problema
- in che modo un singolo osservatore lo ha affrontato (quali strategie risolutive ha adottato, etc.)
- in che modo ha comunicato con il gruppo
- in che modo ha chiesto e ottenuto la collaborazione del gruppo
- quale grado di consapevolezza ha del proprio e dell’altrui apporto alla soluzione di problemi Gli strumenti: agli osservatori sarà somministrata un’intervista non-strutturata prima e dopo l’esperienza di ricerca e sarà richiesto di tenere un quaderno degli appunti: una sorta di diario personale dell’esperienza. L’intervista non strutturata potrà avvenire, a seconda dei casi, e in ottemperanza alla volontà dell’osservatore, in presenza oppure on-line. Saranno garantiti tutti i punti del protocollo etico.
Il valore formativo dell’esperienza sarà misurato comparando la prima intervista all’ultima, esaminando il diario personale e mettendolo in relazione ad altre produzioni (interventi nel blog e/o altre esperienze di cui resta traccia e/o racconto) valutando il grado di consapevolezza maturato dai singoli in ordine al collaborare in rete. Tempi: Coincidenti con i tempi della presente ricerca.
Riferimenti bibliografici Amselle, J.L. (1999), Logiche meticce, Bollati Boringhieri (ed.or. 1990), Torino
Abu-Lughod, L. (1991), Writing against culture in Fox R. (a cura di) Recapturing Anthropology, Santa Fe, New Mex. Schoool of American Research Press, pp. 137-162
Barbetta, P.(2007), Figure della relazione, Digressione intorno al doppio legame, ETS, Pisa
Bolognini, S. (2002), L'empatia psicoanalitica, Bollati Boringhieri, Torino
Bolognini, S. (2008), Passaggi segreti. Teoria e tecnica della relazione interpsichica, Bollati Boringhieri, Torino
Bolter J.D., Grusin R. (2002), Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerini, Milano
Borgna, E. (1999), Noi siamo un colloquio, Feltrinelli, Milano
Borgna, E. (2003), Le intermittenze del cuore, Feltrinelli, Milano
Calvani A.(2005), Rete, comunità e conoscenza. Costruire e gestire dinamiche collaborative, Erickson, Trento
Caputo B. (2008), Per un'etnografia dell'uso dei sensi nel blog, in: Mapelli M., Lo Jacono, R., a cura di (2008), Nuovi modelli di ricerca, cit.
Di Fraia, G., a cura di (2007), Blog-grafie. Identità narrative in rete, Guerini, Milano
Festi, G. (2008), Avanti c’è Post! Un invito semiotico all’analisi dei blog, in: Mapelli M., Lo Jacono, R., a cura di (2008), Nuovi modelli di ricerca, cit.
Gabbard, G.O. (2005), Introduzione alla psicoterapia psicodinamica, Cortina, Milano
Galliani, L. (2004) La scuola in rete, Laterza, Bari
Galzigna, M. (1999), La sfida dell’altro, Marsilio, Venezia
Galzigna, M. (2007), Il mondo nella mente, Marsilio, Venezia
Galzigna, M. (2008), Comunità virtuali e pratiche di sè. Introduzione a: Mapelli M., Lo Jacono, R., a cura di (2008), Nuovi modelli di ricerca, cit.
La Barbera, D.(2002), L’identità a rete, in: Pancheri P., Siracusano A., Psichiatria e mass-media, CIC Edizioni Internazionali, Roma
La Barbera, D. (2008), L'identità e il virtuale, in: Mapelli M., Lo Jacono, R., a cura di (2008), Nuovi modelli di ricerca, cit.
Ligi, G. (2008), Aspetti antropologici di un esperimento di ricerca in rete, in: Mapelli M., Lo Jacono, R., a cura di (2008), Nuovi modelli di ricerca, cit.
Ligorio M.B., Hermans H., (2005) Identità dialogiche nell'era digitale, Erockson, Trento
Lotman, J.(1985), La semiosfera. L’asimmetria e il dialogo nelle strutture pensanti, Marsilio, Venezia
Mapelli M., Lo Jacono R., a cura di (2008), Nuovi modelli di ricerca universitaria. Pratiche collaborative in rete, Mimesis, Milano
Margiotta U., Balboni P. (a cura di) 2005, Progettare l'Università virtuale. Comunicazione, tecnologia , modelli, esperienze, Utet, Torino
Panizza, S.(2008), La prospettiva relazionale in psicoanalisi, Franco Angeli, Milano
Rivoltella, P.C. (2003) Costruttivismo e pragmatica della cominicazione on line. Socialità e didattica in Internet, Erickson, Trento
Trentin G.(2004), Apprendimento in rete condivisione delle conoscenze. Ruolo dinamiche e tecnologie delle comunità professionali on-line, Franco Angeli, Milano
Turkle, S. (1997, 2005²), La vita sullo schermo. Nuove identita' e relazioni sociali nell'epoca di Internet, Apogeo, Milano
Turkle, S. (1997), Evocative objects, MA, MIT Press, Cambridge
Wenger E. (1998), Communities of practice: learning, meaning, and identity, Cambridge University Press.
Wikan, U. (1992), Beyond the words: the power of resonance, in “American Ethnologist”, n.19, pp.460-482.
Wikan, U., (1991), Toward an Experience-Near Anthropology, in “Cultural Anthropology”, vol.6, n.3, pp.285-305.
1. ricorrere a pratiche discorsive/comunicative come base dell'osservazione e dell'interazione
2. interagire correttamente tenendo conto del contesto dell'interazione
3. comprendere le modalità di interazione tra il blogger e i suoi commentatori
4. rispettare il blogger e/o la persona
5. cogliere il senso e l'importanza degli eventi inattesi, degli episodi critici e del modo in cui variabili
esterne (off-line) possano eventualmente influenzare le modalità interattive rivelate dal blog.
1. Le pratiche discorsive e comunicative come base dell’osservazione, dell’analisi e
dell’interazione
Abbiamo condiviso i seguenti principi etici:
· occorre rispettare lo stile, il contenuto e le modalità dei discorsi e delle comunicazioni e non può
essere presa nessuna decisione che inibisca o contrasti in modo selettivo le azioni dei blogger e
delle persone
· si punterà a realizzare tutti i passi necessari al fine di ridurre l’ansia e il disagio derivanti dal fatto di
interagire attraverso differenti culture, linguaggi, stili di comunicazione e tempi
· le informazioni registrate, copiate e riprodotte verranno analizzate e interpretate nel modo più
onesto e più aperto possibile
· le nuove conoscenze prodotte verranno supportate da appropriate evidenze empiriche, che sarà
necessario sottoporre, in varia maniera, al vaglio della comunità scientifica
2.Interagire tenendo conto dei contesti
Abbiamo condiviso i seguenti principi etici: · nel rispetto dello stile e del contenuto dei blog osservati, non verranno prese decisioni che inibiscano o contrastino il loro contenuto · la presenza dell’osservatore-partecipe nel contesto-blog verrà notificata, negoziata e stabilita a priori · l’intervento nel blog osservato, in termini di commenti pubblicati da parte dell’osservatore partecipe, si adeguerà, con discrezione e senza forzature, allo stile e ai contenuti del blog 3. Comprendere le modalità di interazione tra il blogger e i suoi commentatori
Abbiamo condiviso i seguenti principi etici:
- Occorre concordare con il blogger le modalità della comunicazione che possono svolgersi fuori dal
blog: le modalità on-line ed eventualmente, nel caso in cui lo si ritenga necessario, le modalità off-
line
- Nel caso in cui l’osservazione-partecipe di uno stesso blog venga svolta da più soggetti
appartenenti a un determinato gruppo, sarà opportuno che, previo accordo con il blogger, uno solo di
questi soggetti – scelto dal gruppo stesso – coordini e centralizzi le interazioni personali con il
blogger stesso: quelle on line come quelle off-line.
- Nel caso di interazioni on-line e/o telefoniche, laddove sia previsto - previo consenso del blogger e
garantendo al blogger stesso un unico interlocutore - l'osservazione delle interazioni potrà essere
allargata all'intero gruppo degli osservatori. Ciò significa che in un secondo momento, sempre con
il consenso del blogger, ovvero dietro sua richiesta, gli osservatori, se lo desiderano, potranno, per
tramite dell'interlocutore unico, interagire col blogger osservato
4.Rispettare il blogger e/o la persona posti sotto osservazione
Abbiamo condiviso i seguenti principi etici:
· i blogger osservati devono essere informati sugli obiettivi, sui metodi e sui contenuti della ricerca in atto.
· i blogger osservati devono dare il loro consenso prima di essere coinvolti nell'osservazione di cui sopra
· devono essere rispettati i requisiti relativi alla legge sul trattamento dei dati personali così come è prevista nei singoli Paesi
· nessun blogger e/o persona osservata dovrà essere danneggiata dalle modalità della ricerca, né da eventuali pubblicazioni successive
· deve essere garantito l’anonimato dei blogger partecipanti e/o la diffusione del loro nick e indirizzo blog se vogliono
· tutti i blogger partecipanti devono essere informati della natura volontaria della partecipazione e del loro diritto a ritirarsi dalle attività in qualsiasi momento
· occorre avere molta sensibilità in relazione alle differenze di genere, età, etniche, di retroterra sociali e culturali dei blogger partecipanti
5. Cogliere il senso e l’importanza degli eventi inattesi, degli episodi critici e del modo in cui variabili esterne possono influenzare le modalità interattive rivelate dal blog.
Abbiamo condiviso i seguenti principi etici:
· tutte le informazioni fornite da ogni blogger osservato devono essere trattate in modo strettamente confidenziale e usate solamente per gli obiettivi specifici della ricerca stessa
· i processi attraverso i quali si sviluppa la ricerca non devono condizionare in modo intenzionale i risultati stessi della ricerca
· ogni risultato deve essere comunicato con onestà e integrità
· nel riportare ciascun risultato dell'osservazione effettuata chi scrive deve considerare gli scopi e le limitazioni previste dalla ricerca stessa
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Il presente protocollo etico potrà subire nel corso dell’osservazione – a fronte di casi particolari e/o di particolari modalità di interazione con il blogger/persona osservato – modifiche in itinere, a condizione che tali variazioni, comunque concordate con il blogger/persona osservato, vengano rese esplicite e comunicate, in modo da diventare patrimonio di riflessione comune.
Ibridamenti è un Laboratorio Sperimentale della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione in collaborazione con Splinder.
La collana Ibridamenti e le attività editoriali sono dirette da
Mario Galzigna che coordina i rapporti con le Università e i privati