21/09/2008
Ogni giorno un numero improbabile di persone - almeno 2000 - va sul blog nonsolomamma e ivi rimane – per pochissimo tempo.
Legge il post – di solito molto corto, sbircia i commenti, se è di tipo scribacchino et bloggeur ne lascia anche uno lui, indi riprende a veleggiare nella blogosfera.
lettori di nonsolomamma sono di moltissimi tipi e vocazioni.
Vi è un congruo numero di mamme, un congruo numero di femmine non mamme, un sorprendentemente congruo numero di masculi – babbi e non –e nonostante il blog parli spesso e volentieri di cose come bimbi che vomitano o bimbi che dicono sciocchezzuole, argomenti ammettiamolo non sempre da tiratura nazionale, tutti si divertono un mucchio e nel commentarium di nonsolomamma sembra di stare nella tavolata di una pizzeria.
Io per mio, se non ci passo tutti i giorni, vado a ròta.
Nonsolomamma, è dunque un fenomeno mediatico – nel 2007 vinse il Blog Awards per la categoria "intrattenimento" – le sue quotazioni salirono, e in questi giorni sono piovuti sulle librerie le copie del libro tratto dal suo blog. Gli editori della tea, hanno visto nel fenomeno elastigirl, un possibile caso editoriale.
Naturalmente da elastilettrice di ordinanza mi auguro che abbiano ragione, faccio in bocca al lupo a elasti e suggerisco pure ai passanti qui di acquistare una copia. Questa mia, è diciamo una affettuosa e blogghistica lealtà. Il libro avrà il suo destino, e non ne vorrei parlare qui.
Quello che mi interessa è ragionare sul fenomeno di per sé, sul curioso fenomeno del blogstarsystem e sul fatto che, a differenza dello starsystem quello vero, desta in me in molti casi – anche se non in tutti - molta più simpatia.
È una comparazione curiosa quella tra bloggleur famosi e attori famosi, e per certi versi non avrebbe alcuna ragione di essere:
a) per il fatto che gli attori famosi sono ritratti per ogni dove e la loro corporeità è un oggetto semantico mentre, per citare un altro blogger famoso assai, io non ho la minima idea di che faccia abbia (il da me adorato) Confuso, di Personalità Confusa.
b) E perché mentre l’attore famoso fa un bel pacco di quattrini ma proprio tanti dalla sua famositudine, la blogstar tutto sommato tira la carretta. Magari ni ci va un po’ meglio se la questione libro gli fa vendere. Ma insomma, non ci si fa mica na’ villa a Los Angeles ecco. Altre vite. Altri numeri. Altri sogni.
Pure, può venire il sospetto che possano esserci delle analogie.
Al blogger per esempio si rimprovera spesso, di migliorarsi rispetto a come è in realtà: un po’ come quando le ragazzette mandano le foto ai provini e si succhiano le guance, e si mettono di tre quarti dissimulando il nasone, e giù manate di fondotinta per avere la pelle di pesca, il blogger sembra ritrarsi omettendo le cose sgradevoli di sé – così al lettore pare. Non lo dice mica questo zozzone che quando va al bar con gli amici non offre mai! oppure che pesa un sacco, oppure che è superaggressivo...
Tanto più il prodotto diventa famoso - un blog, come un film – tanto più le reazioni dei fruitori si estremizzano. E un po’ come quando si sente parlare di divi del cinema, si passa dalla ammirazione sconfinata all’invidia più livorosa.
Legge il post – di solito molto corto, sbircia i commenti, se è di tipo scribacchino et bloggeur ne lascia anche uno lui, indi riprende a veleggiare nella blogosfera.
lettori di nonsolomamma sono di moltissimi tipi e vocazioni.
Vi è un congruo numero di mamme, un congruo numero di femmine non mamme, un sorprendentemente congruo numero di masculi – babbi e non –e nonostante il blog parli spesso e volentieri di cose come bimbi che vomitano o bimbi che dicono sciocchezzuole, argomenti ammettiamolo non sempre da tiratura nazionale, tutti si divertono un mucchio e nel commentarium di nonsolomamma sembra di stare nella tavolata di una pizzeria.
Io per mio, se non ci passo tutti i giorni, vado a ròta.
Nonsolomamma, è dunque un fenomeno mediatico – nel 2007 vinse il Blog Awards per la categoria "intrattenimento" – le sue quotazioni salirono, e in questi giorni sono piovuti sulle librerie le copie del libro tratto dal suo blog. Gli editori della tea, hanno visto nel fenomeno elastigirl, un possibile caso editoriale.
Naturalmente da elastilettrice di ordinanza mi auguro che abbiano ragione, faccio in bocca al lupo a elasti e suggerisco pure ai passanti qui di acquistare una copia. Questa mia, è diciamo una affettuosa e blogghistica lealtà. Il libro avrà il suo destino, e non ne vorrei parlare qui.
Quello che mi interessa è ragionare sul fenomeno di per sé, sul curioso fenomeno del blogstarsystem e sul fatto che, a differenza dello starsystem quello vero, desta in me in molti casi – anche se non in tutti - molta più simpatia.
È una comparazione curiosa quella tra bloggleur famosi e attori famosi, e per certi versi non avrebbe alcuna ragione di essere:
a) per il fatto che gli attori famosi sono ritratti per ogni dove e la loro corporeità è un oggetto semantico mentre, per citare un altro blogger famoso assai, io non ho la minima idea di che faccia abbia (il da me adorato) Confuso, di Personalità Confusa.
b) E perché mentre l’attore famoso fa un bel pacco di quattrini ma proprio tanti dalla sua famositudine, la blogstar tutto sommato tira la carretta. Magari ni ci va un po’ meglio se la questione libro gli fa vendere. Ma insomma, non ci si fa mica na’ villa a Los Angeles ecco. Altre vite. Altri numeri. Altri sogni.
Pure, può venire il sospetto che possano esserci delle analogie.
Al blogger per esempio si rimprovera spesso, di migliorarsi rispetto a come è in realtà: un po’ come quando le ragazzette mandano le foto ai provini e si succhiano le guance, e si mettono di tre quarti dissimulando il nasone, e giù manate di fondotinta per avere la pelle di pesca, il blogger sembra ritrarsi omettendo le cose sgradevoli di sé – così al lettore pare. Non lo dice mica questo zozzone che quando va al bar con gli amici non offre mai! oppure che pesa un sacco, oppure che è superaggressivo...
Tanto più il prodotto diventa famoso - un blog, come un film – tanto più le reazioni dei fruitori si estremizzano. E un po’ come quando si sente parlare di divi del cinema, si passa dalla ammirazione sconfinata all’invidia più livorosa.
Tu eri quella parte di me che mi piace di più e che leggevo nel tuo blog. Dice la scissione dell’ex lettore.
Tu ora diventi insopportabilmente amata e dimostri quanto io stesso dipenda da te e mi identifichi in te. Quanto questa mia parte buona che nel tuo blog leggo sia adorabile. Questa cosa non la sopporto e quindi da ora in poi ti attaccherò ti attaccherò ti attaccherò. Te, e questo manipolo di fan sfegatati.
Invidia e Gratitudine di Melanie Klein è un ottimo testo per decodificare alcuni comportamenti della blogosfera.
Pure, le dinamiche che connotano le relazioni tra il blogger e il suo pubblico, sono profondamente diverse da quelle che connotano lo Starsystem quello vero, quello cinematografaro e mediatico, non solo perché i numeri sono ben altri, ma perché il medium - internet, lo scambio di parole scritte – è diverso.
E intervengono tantissime cose in più.
Innanzitutto si legge, e certe volte si scrive, e prima di scrivere ci si rilegge.
In termini di strutture psicologiche in gioco, si ha tempo di utilizzare le nostre risorse superiori, mentre l’immagine cinematografica ha una immediatezza tale che volendo, assalta l’inconscio senza neanche passare per il cervello.
Davanti all’immagine siamo soli, e se non lo decidiamo preventivamente siamo principalmente inconsci, non vigili, ipersensibili.
L’immagine mira al basso, e il basso le risponde con veemenza, la parola mira all’alto e l’alto le risponde con moderazione – spesso con ironia – che nella scala dei meccanismi di difesa di Perry (cioè le strutture psicologiche che utilizziamo per difenderci e adattarci alla realtà) sta ai vertici della maturità.
L’ironia è inoltre potentemente aiutata dalla gratuità del blog. Dal non guadagno. Questo poter leggere gratis ci rende gentili e rende l’altro meno potente, quel tremendo catalizzatore di sentimenti radicali e di potere che è il denaro, è messo fuori della porta.
Quindi ecco, cosa succede nel blog di elastigirl. Lei scrive un post e scatena facciamo un cinquantina di commenti. I commenti in genere sono risposte divertite e affettuose a quello che lei ha scritto. A ben vedere i commenti sono sintonici non solo a quello che lei scrive ma a una ideologia non detta e condivisa. Per esempio l’importanza dell’umorismo come valore, ma anche l’importanza di un umorismo lieve delicato, mai volgare e mai veramente graffiante – per understatement non per incapacità.
Ancora il blog di Elasti è il blog di una madre che lavora che ha un marito e o mio Dio questo vestito non mi dona. Pure Elasti è una donna di sinistra, e benché la sinistritudine non emerga continuamente, essa è un sottinteso ideologicamente condiviso dai suoi lettori, che la ripropongono con la stessa pacatezza nei commenti. In questo senso nonsolomamma è un paradigma interessante di altri blog famosi, perché è una specie di isola di affinità mentali, e se si visitano i blog degli elasti commentatori si trova qualcosa che li accomuna se non tutti – molti.
Ho riflettuto sulla mia condizione di elastilettrice, e di lettrice di un altro blog famoso quello del già citato Confuso – e ho pensato che queste affinità e somiglianze, che sono quelle che ci fanno scegliere i blog da leggere quotidianamente, determinano alla lunga un senso di affinità e qualche volta quasi di amicizia. Quando capita di passare dal virtuale al reale, questa amicizia tra chi si legge e non si vede, si materializza immediatamente quasi incarnando un passato pregresso che prima era solo scritto e ora quasi trova dalla materialità una nuova materialità. Ma fintanto che l’incontro non avviene, il lettore sa che l’idealizzazione è in agguato – pure diversamente dal fan cinematografico egli ha il tempo di accorgersene, e allora questa è la cosa interessante, decide di giocare il gioco della mitizzazione. E infatti, non è proprio verosimile che padri di famiglia, giornaliste affermate e persone abbondantemente strutturate tengano il poster di qualsivoglia blogger in una presunta cameretta come se fosse un altarino. Ma si divertono ugualmente e affettuosamente a fare complimenti amorevoli ai loro blogger di elezione.
Il blogger scelto fa un post che a loro piace, perché lo condividono o perché fa loro ridere e loro reagiscono esternando il proprio gradimento. Elasti, sei fantastica. Elasti mi fai troppo ridere. Elasti sei mitica. La mitizzazione diventa il gioco dell’adulto, e come tutti i giochi implica un doppio senso: cioè nessuno prende la mitizzazione troppo sul serio, né il lettore né l’autore, perché tutti spento il computer abbandoneranno l’avatar e torneranno nella concretezza. Perché diciamo è stata come un piccolo e gentile regalo che i lettori hanno tributato, con la leggerezza di chi può permettersi di farli psicologicamente questi piccoli regali, l’ego rimane intatto. Allo stesso tempo bisogna pensare al sintagma “mettersi in gioco” e che dimostra il fatto che lo spazio ludico implica un coivolgimento della persona che è provvisorio ma che la coinvolge tutta.
Se vuoi giocare ci devi stare. Per starci scegli un gioco che sia compatibile con il tuo te stesso, con la tua identità psicologica. Torna l’identificazione e dunque questo gioco ha per noi connotazioni molto serie. Ora, ciascuno trarrà le conclusioni che vuole. Certi giochi a certi piacciono e a certi no. La cosa importante è sapere entrare e saper uscire, con leggerezza e fluidità senza rimanere ingabbiato dentro e con tutte le implicazioni coinvolte nel concetto di “mettersi in gioco”.
postato da zauberei | Permalink | | (pop-up)
tags: concorso, dalla rete, blogfest, ascesa dei blogger, approccio psico antropologico
tags: concorso, dalla rete, blogfest, ascesa dei blogger, approccio psico antropologico
Commenti


























