06/08/2008
Sul Corriere diventa una questione di privacy: ovunque ci spostiamo in rete, siamo spiati. Cosa che si sapeva già. In realtà la notizia è l'ultima trovata di un blog americano che promette di indovinare il genere (maschile o femminile) di chi naviga in rete attraverso l'analisi dei siti web visitati dall'utente.
Ovviamente anche Ibridamenti ha cliccato sul bottoncino che ricostruisce la nostra storia di genere e... il verdetto è stato:
Insomma siamo lì lì, quasi alla pari, con leggera tendenza al maschile!
Premesso che il giochino ovviamente non ha nessun fondamento di carattere scientifico, è inquietante il fatto che dagli States continuino ad arrivare sfide alla nostra intelligenza di navigatori: è mai possibile credere solo per un istante che i siti che visitiamo possano essere considerati indicatori della nostra differenza di genere?
Per fortuna le reazioni sane arrivano e c'è chi ci fa notare che il suddetto giochino si basi su un antico presupposto culturale più che su presupposti scientifici: che maschio sia più bello, ovvero, confrontiamoci per decidere chi è più macho
Ancora una volta la rete diventa il luogo in cui infilare ogni cosa soprattutto se ha a che fare con vecchi stereotipi.
Leggermente più raffinata l'ipotesi - sempre di marchio States - sul fatto che l'homophilia ci rende stupidi dove per homophilia si intende il fatto che in rete si cercherebbero solo persone che la pensano come noi.
Prima obiezione: come si fa a ritenere che - quasi per magia - nel virtuale [ e perché poi proprio nel virtuale? ] prendano forma persone fotocopia? come si fa a pensare che siccome leggo i libri di etologia di Konrad Lorenz, allora sono tendenzialmente filo-nazista come lo era lui? cosa ne so effettivamente della persona che c'è dietro il blog che leggo tutti i giorni?
Seconda obiezione. Copio incollo direttamente da Antonio Sofi: "i network digitali mantengono comunque la possibilità dell’esposizione al nuovo, e all’alterità. A quella serendipity, che è di fatto il contrario dell’homophilia: la capacità di fare scoperte fortunate e non attese, grazie a orecchie aperte e mente preparata. Online peraltro partecipiamo a diverse comunità che non sono monolitiche, e mai completamente autosufficienti e chiuse a stimoli esterni. Il web sociale è pensato per lasciare porte aperte alle sorprese." Come dire: se leggiamo il virtuale a partire dall' homophilia, ne perdiamo tutto il potenziale creativo, ideativo e innovativo.
Morale della favola: mettendo le due notizie insieme [il ritrovato per scoprire di che genere sono e l'idea che navigare rende stupidi] direi che, almeno per oggi, non mi sento né particolarmente stupida [nonostante abbia letto molte cose in rete dalle 8.00 di stamane :-)))] né particolarmente maschio, con buona pace del mio browser.
[maddalena mapelli]
Ovviamente anche Ibridamenti ha cliccato sul bottoncino che ricostruisce la nostra storia di genere e... il verdetto è stato:
Likelihood of you being FEMALE is 44%
Likelihood of you being MALE is 56%
| Site | Male-Female Ratio |
| xxxxxx.com | |
| xxxxxx.com | |
| xxxxxx.com | |
| xxxxx.com | |
| xxxxx.com |
Insomma siamo lì lì, quasi alla pari, con leggera tendenza al maschile!
Premesso che il giochino ovviamente non ha nessun fondamento di carattere scientifico, è inquietante il fatto che dagli States continuino ad arrivare sfide alla nostra intelligenza di navigatori: è mai possibile credere solo per un istante che i siti che visitiamo possano essere considerati indicatori della nostra differenza di genere?
Per fortuna le reazioni sane arrivano e c'è chi ci fa notare che il suddetto giochino si basi su un antico presupposto culturale più che su presupposti scientifici: che maschio sia più bello, ovvero, confrontiamoci per decidere chi è più macho
Ancora una volta la rete diventa il luogo in cui infilare ogni cosa soprattutto se ha a che fare con vecchi stereotipi.
Leggermente più raffinata l'ipotesi - sempre di marchio States - sul fatto che l'homophilia ci rende stupidi dove per homophilia si intende il fatto che in rete si cercherebbero solo persone che la pensano come noi.
Prima obiezione: come si fa a ritenere che - quasi per magia - nel virtuale [ e perché poi proprio nel virtuale? ] prendano forma persone fotocopia? come si fa a pensare che siccome leggo i libri di etologia di Konrad Lorenz, allora sono tendenzialmente filo-nazista come lo era lui? cosa ne so effettivamente della persona che c'è dietro il blog che leggo tutti i giorni?
Seconda obiezione. Copio incollo direttamente da Antonio Sofi: "i network digitali mantengono comunque la possibilità dell’esposizione al nuovo, e all’alterità. A quella serendipity, che è di fatto il contrario dell’homophilia: la capacità di fare scoperte fortunate e non attese, grazie a orecchie aperte e mente preparata. Online peraltro partecipiamo a diverse comunità che non sono monolitiche, e mai completamente autosufficienti e chiuse a stimoli esterni. Il web sociale è pensato per lasciare porte aperte alle sorprese." Come dire: se leggiamo il virtuale a partire dall' homophilia, ne perdiamo tutto il potenziale creativo, ideativo e innovativo.
Morale della favola: mettendo le due notizie insieme [il ritrovato per scoprire di che genere sono e l'idea che navigare rende stupidi] direi che, almeno per oggi, non mi sento né particolarmente stupida [nonostante abbia letto molte cose in rete dalle 8.00 di stamane :-)))] né particolarmente maschio, con buona pace del mio browser.
[maddalena mapelli]


























