Pubblichiamo, in ordine alfabetico, i tre testi selezioniati da ibridaprosa sul tema Liberi in rete. Qui di seguito leggerete Kafkjano, Morgana e Daniele Muriano

Il graffito è di Banksy
E’ estate certo, fa caldo certo, ma non è un buon motivo per non leggere, concorderete con me. Di fatto le statistiche affermano che in estate si legge di più. Da qui l’invito a leggere le tre proposte selezionate da Ibridamenti per Ibridaprosa. Il tema è la libertà in rete. Per questo tema i partecipanti hanno privilegiato l’interazione tra la narrativa e la multimedialità. Un grazie a tutti i narratori.
1) Nel testo di Kafkjano c’è una sorta di scambio tra la narrativa e le arti visive, leggi mentre guardi il video
La scrittura
sono parole in viaggio.
E le parole (le mie parole)
sono "inquadrate dalla visione
della macchina da presa".
Una riflessione sull'atto del vedere
che non riesce a vedere nulla.
Il corpo, ecco una terra!
Un linguaggio.
In qualunque luogo esso è un altro.
È campo visivo.
In
un
labirinto.
Esistenziale.
Questo soffocare nel corpo.
Fin dentro il
corpo.
Rendendo lontano ciò che è vicino.
Fino all'
incomunicabilità.
Il corpo
che si nutre, si munge.
Peccando se stesso.
Di osceni atti
cannibali.
Un inconscia poetica ispirazione
di carattere suicida.
"sei inutile quanto me..."
disse il perverso al santo.
Eclissi,
di una bella
rosa.
Post Scriptum dalla luna:
la macchina da scrivere
è la metafora della scrittura.
i miei piccoli video
sono piccole scritture.
e quando su fogli scriviamo di noi stessi
a volte, ci si sente
cadere.
come quando nel "non senso" di alcuni sogni.
visionari. incoerenti. intimi. espansi.
senti te stesso
respirare in un altra persona.rativa e il video.
2) Il pezzo, scritto da Morgana è una storia in forma di blog, la nostra autrice ha inventato un blog narrante, lo trovate all’indirizzo liberoinrete.splinder.com
3) Daniele Muriano, lui lo sappiamo come scrive e non ha bisogno di presentazioni, leggerlo è fare un passo avanti nel pensiero, leggerlo è un atto di Ibridazione. Bravo Daniele.
Il gateway
Il suo scopo principale
è quello di veicolare pacchetti.
(Mr. Wikipedia)
Ho letto la traccia per la stesura del racconto il ventisette giugno. Faceva un caldo infernale fino alla periferia dell’anima, che ti fa considerare certi sobborghi psicotici... Così come il sangue irrorando le vene più intime e nascoste le rende frequentate, calde, sanguinolente in caso di ferite. Il corpo ad esempio ha una libertà limitata, non ha la solitudine in certi suoi spazi – come le vene, sempre piene – o una indipendenza che sarebbe ancor più legittima, dalle catastrofi che altri corpi hanno portato nel mondo, ad esempio l’inquinamento acustico.
Il corpo è, in questo senso, connesso e non libero. Ci riflettevo, studiando il mio balcone coabitato da gerani e formiche, che, pur nella loro minuscola ma decisiva importanza per l’ecosistema cui sono connessi, non sono liberi.
I gerani, saldi come fortini, le formiche ordinate, inappuntabilmente in nero, marciano sulle piastrelle; così simili alle auto in strada, poco più grandi di loro da questa vertiginosa prospettiva, e anche loro senza libertà, asservite ai semafori.
Ragioniamo. Che senso avrebbe per me, adoperare un computer portatile da un balcone assolato, in connessione coi sistemi della rete, se non per fare da ponte tra i due sistemi, il mondo e la rete? Rifletto, leggendo la traccia del racconto, concludo: l’uomo è un gateway – per usare una voce tecnica che ho imparato nel mio mestiere – tra la rete e il mondo.
L’uomo – l’utente – connette, non si connette.
Così, il ventisette giugno, fantasticando sul traffico e sulle formiche e sui gerani consunti dal sole, io sposto delle informazioni da un mondo ad un altro. Al Nuovo Mondo, il più nuovo perlomeno.
La domanda è, se tali informazioni – nel cui aspetto originario sono prive o quasi di libertà, determinate dai fatti, conformi a leggi fisiche, asservite al giudizio estetico – nell’altro mondo, oltre la mia persona – il gateway – depositate ora nelle zone più spurie ed anarchiche della rete, ne guadagnano in libertà. Sì? no?
Lì in basso c’è un motociclista, fermo sul ciglio della strada, guarda il naviglio correre placidamente e sporcamente, io guardo lui. Voi, indirettamente, state guardando il motociclista, attraverso me, il gateway. E’ così?
Ebbene.
E’ un tizio che si definirebbe – nella valutazione d’una precisa etnia, in una data occorrenza geografica, rispetto al gateway – un bel tamarro.
Lo notate sporgersi di là dal parapetto, sputare nel naviglio con determinazione.
Puh.
Lo vedrete attraversare, smarrito e accecato dal sole, nell’istante in cui uno schiacciasassi sfavillante s’affaccerà, da una delle viuzze ad angolo di questo condominio. Guardiamo bene la scena dall’alto, sporgendoci dai gerani e calpestando le formiche.
Il bel tamarro guarda dritto nei fanali il nemico. Si dispone ad affrontare a mani nude lo schiacciasassi, battendo il tacco delle scarpe a terra (potreste, senza un gateway, arrivare così vicino, da sentire il tonfo ruvido e secco delle scarpe? No. E non dovete neanche pensare che la scrittura stessa è il gateway. Se avessi pubblicato questo racconto in un libro, avreste visto il tamarro molto tempo dopo, quando probabilmente il termine tamarro sarà desueto, perché il gateway è l’uomo, la scrittura è invece... non perdiamoci in cose filosofiche).
Il ragazzo ha schiacciato lo schiacciasassi. E’ inverosimile sì, ma è credibilissimo se guardiamo al fatto – ipotizzato e reso verità dal gateway, grazie all’inesistente validazione delle nozioni in rete, e questo lo dicono i giornali e i governi – che il nostro uomo è Hillary Clinton, non un tamarro.
Ecco un’altra caratteristica tecnica del gateway, converte. Cioè deforma.
Hillary Clinton è ora ripartita, con un rombo che fa alzare le orecchie alle lepri del condominio, me compreso che detesto i rumori inutili. Lo schiacciasassi è ridotto a un’informità metallica, liquida, una pozzanghera sulla strada.
E, mi viene in mente, se tutti gateway «saltassero»?
Se l’umanità si estinguesse in un sol colpo. Magari per un ordigno che distrugge gli uomini e non le cose, ce ne saranno in giro negli arsenali.
In tal caso la rete, credo, sarebbe libera in senso assoluto. Le webcam appostate in cima a certi palazzi – non ricordo il sito dove le riprese sono disponibili – continuerebbero a funzionare; le operazioni programmate per certi servizi proseguirebbero. Tuttavia la rete sarebbe libera, svincolata, scollegata dal vecchio mondo, senza più gateway.
E ora, in spregio a tutti i ragionamenti, per evitare malfunzionamenti cognitivi, il nostro gateway va a fare una doccia.


























