Il counter di Splinder mi informa che ho passato i cento post.
Centouno per l’ esattezza.
Tutta farina del mio sacco....
Non pensavo che ci sarei arrivato.
Non pensavo che avrei trovato cento cose da dire, cento messaggi diversi da mettere in cento bottiglie, di trovare la forza per lanciare cento bottiglie in questo mare sconosciuto.
Soprattutto mai pensato che avrei trovato sulla mia spiaggia ancor più bottiglie, lasciate da naufraghi, viandanti, curiosi di una sera o destinati a diventare riferimenti duraturi.
Eppure tutte queste cose ci sono.
Mi ricordo tempi non lontani in cui tutti avevano smesso di scrivere.
Ci si era convinti che il futuro sarebbe stato dell’ oralità.
Ci si telefonava, telefonate interminabili, si parlava, si parlava, si parlava.
È solo dai tempi della e-mail che abbiamo riscoperto la scrittura.
Che è meglio della telefonata perché non invade, non pretende attenzione immediata, se hai da fare non la leggi subito, la porti con te in giro, ti fa compagnia, la puoi rileggere, la puoi conservare, persino.
Scripta manent, giusto ?
E così è rinata la scrittura.
Dalla mail alla chat, dalla chat al blog.
È un mondo che non smette di affascinare, la blogosfera, un mondo nuovo.
Non è un diario, il blog, è un mezzo espressivo nuovo con delle potenzialità ancora in parte inesplorate.
Anzitutto è visivo, consente di giocare coi colori, di aggiungere foto e disegni, anche musica, benché pochi probabilmente la ascoltino.
Ma soprattutto è interattivo.
Quello che si posta, diventa immediatamente visibile a tutti in tutto il mondo, diventa pubblico, viene pubblicato.
Questa è una rivoluzione vera, che pone ogni blogger in una prospettiva nuova e diversa rispetto a colui che scrive le cose per tenerle nel cassetto.
Sapendo che ciò che si scrive diventerà pubblico ci si preoccupa di metterlo “a posto”, scritto bene, argomentato come si deve, in bello stile. Non ci si accontenta più di un foglietto sgualcito.
E poi, l’ emozione di scoprire che ciò che metti on line qualcuno lo legge, lo legge davvero e lo commenta.
Questa interazione è la parte più innovativa, l’ immediato riscontro. Non tanto quello di chi ti dice bene, bravo, quello fa piacere ma costa poco, ma c’è chi invece parte da ciò che hai scritto e ci mette del suo, talvolta aggiunge stimoli nuovi, ti fa vedere aspetti trascurati, o semplicemente, fraintendendo, ti dimostra che non eri stato chiaro come pensavi di essere. Mi è capitato non di rado di pensare che certi commenti erano più belli e di maggior valore del post a cui si riferivano.
Ma naturalmente c’è sempre un prezzo da pagare, e questo prezzo è il tempo.
Tempo per scrivere e pubblicare, tempo tenere i contatti, per visitare i blog di quelli che ti visitano e cercare di conoscerli un po’ meglio, cercare di contribuire ai loro pensieri come loro contribuiscono ai tuoi.
Tempo per esplorare, tempo per curiosare e documentarsi.
Tempo. Che altro ?
E allora continuiamo.
Fin quando ci divertiamo.
Fin quando ci esprimiamo.
Fin quando comunichiamo.
Perché lo scrivere dà assuefazione, non consente di smettere. In riserva, in rosso fisso, senza energie, le risorse per muovere la penna ( e la tastiera) si trovano sempre. Negli angoli del tempo, magari, quelli difficili da pulire.