Per oggi propongo alcune osservazioni sul Kitsch nella blog-sfera.
Partiamo da una buona definizione, quasi medicale, citata da Holthusen nel 1964 e messa in nota al capitolo "Kitsch e cultura" nel volume "Nuovi riti, nuovi miti" di Gillo Dorfles (pubblicato nel 1965).
«Formatività apparentemente artistica (pseudo artistica), che sostituisce (surroga) una mancante forza formativa attraverso stimoli (sollecitazioni) contenutistici (erotici, politici, religiosi, sentimentali) della fantasia.»
Per facilitare un po’ le cose a chi è digiuno di questi argomenti (o, se preferite, menate mentali…), semplifichiamo questa complessa definizione (che andrebbe analizzata parola-per-parola) per dire che con il termine Kitsch si intende generalmente il cattivo gusto tipico di certi oggetti o di certe modalità di fruizione dell’ arte e non solo: il Kitsch possiede una “parvenza artistica” che addirittura maschera (a volte con una efficacia meravigliosa) una effettiva mancanza di autentica artisticità.
Ma resta comunque difficile, al giorno d’ oggi, proporre una esaustiva definizione di Kitsch. Questo anche perché ormai il Kitsch pervade e invade - nel bene e nel male – numerosi, illimitati aspetti della quotidianità, del costume, dei consumi, delle comunicazioni, del lifestyle, etc. C’è il Kitsch che infesta le città, i pensieri, i giornali, la TV, il cinema, la comunicazione politica, la moda… e così via (forse) senza fine.
E c’è il Kitsch che sguazza anche nella blog-sfera: un fenomeno che dovrebbe essere considerato e analizzato con attenzione, che per complessità non potrò esaurire soltanto in questo post – e che non potrò affrontare , da solo, soltanto con le mie limitate competenze vagamente “artistiche”. E’infatti mia intenzione, almeno per adesso, tralasciare il kitsch di troppi template, di molte presunte “poesie”, del “pornokitsch” frainteso come erotismo e limitarmi a proporre due esempi di blog che, fra tanti altri, presentano altrettante soluzioni differenti all’ invadenza del cattivo gusto nella blog-sfera: il blog di Lefty e il blog del ConteNebbia.
Sono consapevole dei limiti della mia scelta, dato che conosco moltissimi altri blog e blogger che avrei potuto tranquillamente proporre come esempi capaci di operare una efficace esorcizzazione del cattivo gusto nella (e della) blog-sfera; ma mi interessava considerare due esempi da proporre come polarità fra le quali organizzare una relazione dialettica tra la creazione e la fruizione di contenuti consapevolmente Kitsch.
Appunto perché credo che il Kitsch non debba essere chirurgicamente estirpato, in quanto non sempre, necessariamente, negativo in sè: il Kitsch che abbonda nella blog-sfera può essere a volte positivamente caratterizzato, dal momento che se i blog, in quanto new-media, sono per alcuni versi ancora “contagiati” dal cattivo gusto infestante dei “vecchi” mass-media (in primis la televisione), allo stesso tempo sono proprio i blog a poter diventare anche strumento per una parziale, ma comunque liberatoria, "esorcizzazione" del cattivo gusto.
Come? In che modo? Partiamo da degli esempi.
Nel blog di Lefty prevale l’ artisticità, ovvero il fine di creare immagini (collage, assemblaggi, ready-made, ritocchi fotografici, etc…) volontariamente ed “espressivamente” Kitsch. Penso alla sua continua variazione sgargiante e spettacolosa di roba “trash”, di attrezzeria “fetish” e, soprattutto, di “bondieuseries” rielaborate o semplicemente riproposte tali e quali - come le paccottiglie “cattolikitsch” da bancarella dei souvenir – fino ai risultati raffinati delle sue “Madonne”, dove Lefty raggiunge compiuti risultati pienamente “artistici”.
Cosa che, del resto, ormai non dovrebbe stupire o scandalizzare più di tanto: grandi, grandissimi artisti del recente passato, specialmente nel Dopoguerra, hanno operato magnificamente proprio attraverso l’ aggiunta di dosi di Kitsch variamente regolate all’ interno dei loro lavori: penso a Enrico Baj, a molti rappresentanti della Pop Art, e guardando indietro penso al Surrealismo, allo stesso De Chirico, al movimento DADA e a Marcel Duchamp in particolare. Tanto che, in fin dei conti, molta dell’ arte d’ oggi ritrova la sua autenticità proprio attraverso operazioni formali e/o linguistiche che prevedono un riscatto dell’ arte stessa nel Kitsch.
Lefty è sostanzialmente un creativo, se vogliamo anche un artista “spettacolare”, ed opera consapevolmente nel Kitsch e con il Kitsch - che nel suo blog è offerto “grezzo” ai visitatori (e i visitatori stessi sono invitatie/ocostretti ad elaborarlo ludicamente) proprio per non togliere forza e freschezza espressiva al Kitsch stesso.
Se dunque nel blog di Lefty troviamo esempi di Kitsch allo stato grezzo che favoriscono la riuscita artistica dei suoi intenti, ci troviamo da tutt’ altra parte (ma in certo senso sempre sullo stesso piano) quando, quasi scontando spesse tende di velluto rosso, entriamo nel blog-teatrino del Contenebbia.
Da qualche mese ormai seguo, per lo più restando in silenzio, le sue deliziose alchimie critico-cinematografiche: un silenzio, il mio, che si giustifica con il ruolo che ho scelto di assumere ogni volta che metto piede nel “teatrino”; ovvero quello di un ospite che si accinge a ricevere una delle più belle educazioni estetiche che si possono trovare, qui in rete, sul mondo del cinema d’ oggi.
Il ConteNebbia, ad ogni post, sembra guidarci per mano nella visita di una camera delle meraviglie, la sua “Wunderkammer”, allestita spesso con “magici” e squisiti accostamenti fra contenuti visivi, testuali e sonori, meravigliosamentekitsch. La magia si compie dunque, come un gioco di prestigio, nella combustione di materie prime kitsch, dove il Kitsch stesso si dissolve per liberare esperienze estetiche inedite e finalmente compiute.
Ad esempio, è proprio nel “teatrino” che si può assistere anche alla “sottrazione” della bellezza dalle grinfie del Kitsch. Penso ad esempio a quanto alcuni appuntamenti con l’ erotismo in cartellone nel “teatrino” siano rigenerativi nei confronti delle immagini di nudo (maschile e femminile), che invece, in molte zone della blog-sfera, sono spesso invischiate al più deludente e risibile “pornokitsch”.
A mio parere, più che nel “Kitsch” vero e proprio, in molti post del “teatrino” ci troviamo già nel miglior “Camp” (se non addirittura nel Sublime!), qui da intendersi – fra Susan Sontag e Gillo Dorfles – come una (ludica) forma di “cattivo gusto sofisticato”, nel quale prevale una elaborazione colta dell’ assaporamento estetico consapevolmente esercitato, appunto, al cospetto del Kitsch.
Kitsch che viene estratto, come materia prima, dagli ambiti e dai generi più vari della produzione cinematografica (ma anche fumettistica, musicale, artistica). Ma spesso Il ConteNebbia si spinge anche oltre, in abissali profondità: nel buio, fra sogni ed incubi, per estrarre il meglio dalle ebollizioni di quel brodo primordiale che gorgoglia, torbido, sul fondo dell’ animo umano - e i cui vapori si sono impressi, così tante volte, proprio sul grande schermo. E devo ammettere che per me, da pochi anni promosso al grado di estimatore del cinema di David Lynch, scostare i sipari rossi del “teatrino” è stata, ed è ancora ogni volta, una squisita esperienza formativa ed estetica.
Concludo qui, per dire che proprio elaborando con consapevolezza (artistica e/o estetica) la “condizione Kitsch” che caratterizza l’ uomo contemporaneo - dato che in questo orrido mondo di solitarioconsumo ormai siamo tutti, almeno potenzialmente, dei Kitschmenschen – è possibile non tanto sconfiggere l’ invincibile bad taste, ma almeno in qualche modo trattenerne il distruttivo potere, che è capace di infrangere tutte le fragili specificità del gusto di ciascuno di noi.
E proprio per questo il blog (medium dove alla fruizione si accompagna anche la creazione dei post, dei testi, delle poesie, delle immagini), pur non essendo l’ unica nostra salvezza, può comunque aiutarci a combattere la guerra alla banale mediocrità del cattivo gusto che ci circonda – che forse potrà risultare persa in partenza, ma che ci potrà almeno permettere la vittoria di qualche gloriosa battaglia.
Bibliografia:
-Gillo Dorfles, “Il Kitsch-antologia del cattivo gusto”, Mazzotta (ultima edizione disponibile)
-Gillo Dorfles. “Kitsch e cultura”, in “Nuovi riti, nuovi miti”, da poco ripubblicato da Skira
-Susan Sontag, “Note su Camp”, in “Contro l’ interpretazione”, Mondadori
-Maddalena Mazzocut-Mis (a cura di), “Dal brutto al Kitsch”, antologia di scritti pubblicata dalla libreria CUEM dell’ Università degli Studi di Milano.
-Maddalena Mazzocuti-Mis, “Il gonzo sublime – dal patetico al kitsch”, Mimesis edizioni
Anteprima di Ibridamenti. Sezione post in moderazione. La vignetta di PV mi salta addosso ogni volta che pigio su BLOG-EDITA. E' un sorriso amaro quello che mi strappa. Ve lo giro, perchè credo che, in qualche modo, ci possa raccontare la relazione che esiste tra solitudine e immaginazione. Tra immaginazione e infinito.
E' come se questa vignetta mi raccontasse il momento in cui decido di aprire un blog...
Di creare infiniti mondi in cui infinite solitudini si incontrano...
Perciò vai, vignetta di PV, continua la tua storia...
Approccio psicologico. Da dove ripartire per condividere la mappa concettuale comune agli altri approcci metodologici?
Individuiamo tra i nodi concettuali rilevanti:
1) Il PASSAGGIO ON-OFF: cioè la lettura del blog come espressione di aspetti dell'identità della persona (blogger). E viceversa il passaggio OFF-ON: cioè la messa a fuoco della produttività virtuale come epifania di una storia personale.
2) L'INTERAZIONE: cioè il blog, inteso come con-testo strutturale generato da una tecnologia, e perciò direttamente osservabile, e generato al tempo stesso da vissuti, da stili relazionali, da modalità della presenza, da rappresentazioni inconsce, da appartenenze socio-culturali che caratterizzano la vita off line del blogger.
3) IL GIOCO DEGLI SPECCHI: (tema del narcisismo) cioè il blog inteso come specchio della mia creatività e quindi della mia capacità di riconoscermi in un'opera che mi esprime, ma che al tempo stesso è fuori di me, è aperta allo sguardo dell'altro, all'intervento (commenti) dell'altro: il che mi permette di ripecchiarmi in esso anche attraverso l'immagine di me così come mi appare grazie alle interazioni prodotte dalla presenza dell'altro.
A partire da questi nodi concettuali, l'attenzione di un approccio psicologico sarà focalizzata sul fattore "origine", "provenienza", "genesi": si cercherà sempre di risalire ai fattori soggettivi che rendono possibile e significativa l'apparizione dell'opera (appartenenze culturali, storie individuali, patologie, etc.).
Proprio per questo la mappa può offrire solo dei punti di partenza che condividiamo con gli altri due approcci ma che hanno bisogno poi di un approfondimento qualitativo, sostenuto dalle discipline psicologiche e perciò capace di produrre interpretazioni adeguate.
ln merito alla mappa, si propone quindi, laddove possibile, di articolare meglio i concetti relativi all'appartenza a contesti comunitari e alla vicinanza o meno alla persona (blogger)
aggiungere nel naming > nick due opzioni:
a) è il primo in assoluto per il blogger
b) non è il primo
e altre due opzioni sul naming > nick
a) personaggio famoso o archetipo condiviso
b) nick vicino alla persona-blogger
sull'avatar > presente
aggiungere due opzioni
a) vicino al nick
b) lontano dal nick
avatar > presente
> sconosciuto ai più con due opzioni:
a) appartiene ad un sottogruppo culturale
b) nessuna appartenenza
Proposta per l'espressione verbale
post > titolo > tre opzioni
a)suggestivo letterario
b) realistico denotativo
c)enigmatico-ambiguo
post> tipologia >
due opzioni
a) produzione del blogger
b) produzione di altri
post> tipologia >
quattro opzioni
1 letterario espressivi (poesia prosa...)
2 informativi
3 personali (diario, autobiografia...)
4 scientifico
post> forma espressiva> uso della persona verbale > due opzioni
a) cambia nei post abitualmente
b) non cambia abitualmente
uso della persona verbale > quattro opzioni
a) prima persona
b) seconda persona
c) terza persona
d) si impersonale
"ma ragazzi cos'è questo mistero della poesia?
cioè mi volete dire che L APOESIA passatemi l'espressione, "NON SI DEVE CAPIRE??/NON DEVE AVERE UNA SPIEGAZIONE UNIVOCA, UNA E UNA SOLA"???
a me capita spessissimo di leggere una poesia, e dire "bella... mmmm ma cosa dice? bu, non mi è ben chiaro però... cavolo bella!"
cioè di cogliere, musicalità, evocazioni, sensazioni, tutto ciò che c'è di NON analizzabile, razionizzabile, definibile ecc.
cavolo bimbi! IO AMO LA POESIA! è DIECI ANNI E PASSACHE LA STUDIO!! darei un rene per farlo di mestiere studiare la poesia!!!
NON SONO UN FREDDO CRITICO ANALITICO RAZIONALISTA E REAZIONARIO che storce il naso di fronte ad un endecasillabo sciolto!
nuuuuu...
PLEASE!....
sono d'accordo con tutti su questo vorrei che fosse chiaro PERò
RILANCIO: amici,
la poesia è o non è comunicare qcsa??
immagino e spero di sì.
e se TU vuoi comunicare quello che hai dentro, quel qlcsa che vuoi comunicare, cavolo sarà pure qcsa di BEN DEFINITO, UNIVOCO, cioè è quello che senti TE, non altri, è quella particolare cosa che TE vuoi esprimere ERGO, il significato di quel verso DEVE AVERE UN SIGNIFICATO UNIVOCO.
E LA LINGUA, il materiale di cuisi costituisce la poesia, è UNIVOCA, cioè se scrivi una frase in un modo,
vuol dire quella cosa e solo quella.
come nella famosa storia del re che detta al suo ciambellano "grazia impossibile lasciare il prigioniero in carcere" e quello scrive "grazia. impossibile lasciare il prigioniero in carcere"
voglio dire
NON PUò VALERE QUELLA FAMOSA REGOLA (stupidissima in alcuni casi secondo me) che qualcuno fa valere per l'arte contemporanea, secondo la quale "OGNUNO CI VEDE QUELLO CHE VUOLE"...
NOOOOO,
ma come??!!....
questo volevo dire....
poi se mi dite che si possono scrivere versi ambigui e volutamente tali... questo è un altro paio di maniche....
ma l'OSCURITà A TUTTI I COSTI, che senso ha se IMPEDISCE LA COMUNICAZIONE, che è (o no?) uno degli scopoi della poesia??"
Lo trovo, personalmente, un ottimo spunto di riflessione, a cui potrebbero appassionarsi molti frequentatori di IBRID@MENTI. Perciò ho voluto dargli margine più ampio facendone un post. Skiz, abbi pazienza, io sono uno ansioso.
Dopo un lungo, tortuoso e interessantissimo percorso... ecco la mappa, con i singoli nodi esplicitati.
(click per scaricare il PowerPoint)
Il punto di partenza per comprenderla resta la "mongolfiera" del precedente post sul metodo e sulle mappe, ovvero questa:
Nel documento powerpoint abbiamo inserito, per ogni nodo della "mongolfiera", una mappa dei relativi concetti.
Nodi ancora da completare:
espressione verbale (compito che ci piacerebbe fosse realizzato dai semiologi, che sono i più "esigenti" sull'argomento e che quindi potranno delineare i concetti nel modo più approfondito)
la persona off (compito che potrebbero realizzare gli psico-antropologi, individuandone i concetti chiave)
Conclusa questa mappa, sarà compito dei tre "approcci" delineare il metodo attraverso il quale leggeranno la mappa e si concentreranno di più sull'uno o sull'altro nodo (=elemento), nonché sulla chiave di lettura che daranno dei concetti comuni, sulle possibilità di lavorare i concetti dei nodi singolarmente o "a coppie" e via dicendo.
L'invito dunque, per iniziare a tirare le fila, è rivolto al referente di ciascun approccio, affinché indichi una data entro la quale invierà un documento sul metodo - che si riferisca ai concetti della mappa considerati fondamentali per l'approccio del quale è garante.
Sarà interessante e sicuramente stimolante, in questo senso, osservare come la mappa stessa cambierà "forma" a seconda della prospettiva adottata (al "centro", infatti, potrebbe esserci per l'uno il naming, per l'altro la persona off, per l'altro ancora l'interazione).
Con menzione speciale assegnata dallo Staff di Ibridamenti per lo spessore concettuale e la complessità dei contenuti espressi abbiamo già segnalato e pubblicato:
Tre ringraziamenti speciali:
a tutti gli autori che hanno partecipato inviando i loro testi
al lavoro svolto dai giurati
a Teiluj che ha creato i due nuovi banner dedicati a Ibridaprosa e Ibridapoesia :-)
ti sono piaciuti i miei capelli
il mio polso fist fucking
a scoparti il cervello
stanotte che ero
come linda lovelace
in gola profonda
succhiavo le tue parole e
il midollo angeliko
delle tue ossa
mentre stavi al freddo
fuori
mezzo nudo al telefono
sognando di noi
leccandoci come
bastardi tra i gigli
ho lasciato che
mi entrassi dentro morbido
e poi duro di marmo e
non ti ho sommerso di zucchero
mi sono lasciata fare
senza protezione senza sesso
ma cosi' erotica roca di voce
a dirti che t'amavo
a ripeterci che
rimarremo sconosciuti e
terribili,
diamanti che
non si imprigionano
in montatura d'anello
ma sono opere solitarie
chiusi nel caveau
della nostra anima
cassaforte inespugnabile
arena di tori che sanguinano
come un dio della tua terra
mi lanci dardi di fiamma
tra le cosce
scivoli in fremito
su piccole labbra di lolita
affamato mordi
la mia notte di luna e
mi tramonti dentro
come il sole allo zenith
tondo di luce
prima goccia del tuo orgasmo
io ti sarò tra le braccia
morbida di burro e
lucente come spada
bizzarra amazzone
che ti cavalca
mentre dividi il letto
con un angelo in viva voce,
tuo concubino di suoni e
visioni on the rocks e
poi mi dici bell'amore
ed è quasi l'alba
ed io resto fatta di te
ti vedo
ti specchio e
siamo bellissimi.
Taci, Ermione, offri la tua bocca,
schiudi conchiglia, il capo lieve piega
al dolce sguardo, mano che ti prega.
Dimmi che fremi quando tocca l’elsa
il filo ardente, d’umido bagnato,
che questa pioggia, a goccia a goccia, schiude
le labbra, gl’occhi, ancor di voglia nude,
nera pantera dal sorriso ambrato.
Queste tue lacrime gettate piano,
or che l’orgasmo come lampo viene,
sono per me lo stupore lontano,
virtuale la carezza sul mio pene,
il soffio di piacere che s’invola,
il gocciolar dell’acqua che trattiene.
Marco Pellegrini
Ibridamenti è un Laboratorio Sperimentale della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione in collaborazione con Splinder.
La collana Ibridamenti e le attività editoriali sono dirette da
Mario Galzigna che coordina i rapporti con le Università e i privati