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| – Il libro, acquistarlo – | |
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31/10/2007
annoiarsi in un blog è come ascoltare sempre la stessa canzone: una volta colpisce, due volte rallegra, la terza deprime. C.F.
Prendo spunto dal commento fatto da Ibrid@menti sul nostro blog, che dà il titolo al post, perchè mi ha fatto pensare... E così ho iniziato a "passeggiare" fra vari blog, scoprendo una forma di ibrid@zione che mi affascina: vita virtuale (blog) che si interseca con quella reale per tornare al virtuale... Qualche esempio? Noi di donne.in_line.a : ci siamo conosciute virtualmente in un forum, che però ci andava stretto. Rompendo con quello spazio, che ancora frequentiamo anche se con meno assiduità, è nato il blog. Qualcuna di noi si è incontrata di persona, perchè il solo web non era sufficiente... Per poi tornare a scrivere sulla rete. Un altro, scoperto per caso: Fabiochan81. Ha una passione per il giornalismo, professione concreta e reale. Nel Luglio 2004 la trasporta nel virtuale aprendo il suo blog ove parla, appunto, di tutto 1 po'... Questo blog chiude il 3 Ottobre scorso, non perchè il blogger abbia perso l'ispirazione anzi, ma perchè come lui stesso afferma "....chiudo perchè ho un'altra stimolante avventura editoriale sepre legata alla televione, sempre su internet...." Ed anche questa nuova vita di Fabio è un ibrido fra realtà e virtuale: approda a blogsfere e da progetti reali come programmi tv cura il blog reality & show. Un altro esempio più vicino a noi? Il progetto ibrid@menti: la realtà di un'università proiettata nel virtuale con un progetto concreto che mette assieme persone diverse fra loro per età, interessi, stili, idee....ma i cui oggetti di studio sono sulla rete... Magia della tecnologia o grande creatività dell'uomo? Non lo so, forse è un ibrido di tutto ciò. Ma a me questo navigare, esplorare conoscere fa venire in mente che, tutto sommato, l'uomo è come l'acqua: vita capace di spostarsi sotto varie forme... Ora vapore etereo ed inafferrabile come un pensiero, che però diventa tangibile quando pubblicato. Impetuosi o meno, acqua e blogger lasciano la loro traccia anche quando la loro evoluzione li porta altrove, ben radicati a terra per progettare il libero web. Non è la prima volta. Nella Atene democratica non esistevano partiti politici. A Roma c’erano le factiones, gli optimates, i populares. In Atene le forme della politica erano più magmatiche ed incerte. C’erano gruppi di potere che si coagulavano attorno ad un leader: Temistocle, Efialte, Pericle; l’aristocratico Cimone e il pio, moderato Nicia. Dietro ai leader, lo staff: formato da consulenti, galoppini, portaborse, giovani di bottega. Si facevano le ossa, in assemblea intervenivano sulle questioni di ordinaria amministrazione.
Pericle l’Olimpio prendeva la parola quando era veramente il caso, la routine era affidata ai travet. Ma lo staff non esauriva la discussione democratica. Perché al contrario di Roma, dove le leggi si discutevano in Senato, assemblea selezionata, al contrario delle moderne democrazie rappresentative, ad Atene vigeva in assemblea la parresia, il diritto per chiunque partecipasse di prendere la parola e dire ciò che voleva. Per i vecchi oligarchi era un diritto che faceva venire i brividi: questa gente che non sa nulla, e parla di tutto. Ai conservatori faceva venire l’orticaria: passi che parlino, ma poi portano al potere i demagoghi della peggior specie, come Cleone e Iperbolo. Eppure ha funzionato, il sistema. Il blogger fa qualcosa di analogo? Sì, in un certo senso. E, come nella antica Atene, la personalità dei leader diventa trascinante e fondante più che l’ideologia di riferimento. Pericle avrebbe tenuto un blog? Non lo escluderei. Cleone sicuramente. Sarebbe andato anche ospite all’Isola dei Famosi, mi sa. 30/10/2007
Sono un blogger, dunque ho il potere. Posso fare ciò che voglio, posso scrivere e pubblicare tutto quello che mi pare. Cose vere, cose inventate. Cose false. Si, anche cose false, se mi va. Volete vedere ? Napoleone nacque nel 1432 a Costantinopoli. Ecco fatto. Scritto e pubblicato. Chi me lo impedisce ? Ho il potere. Si lo so, a scrivere una cosa del genere rischio di trovarmi poi una sfilata di commenti sferzanti,sarcastici, insulti magari, o se mi va bene pignole precisazioni di chi mi farà notare che quello che ho scritto non è vero e che io sono un ignorante al cubo. Bella figura. E’ il cosiddetto controllo dal basso, la rete come sistema che impara da sé e si autocorregge. Va bene. Ma il fatto è che in questo caso l’ ho sparata proprio grossa. Napoleone nel 400 ? A Costantinopoli ? E chi se la sarebbe bevuta ? Però avrei potuto essere più sottile. Molto più sottile. Un falso dettaglio sulla vita di Cavour. Un errore nella flora del Canada. Una confusione di date nella guerra fra Cina e Giappone. Magari una confusione in buona fede, senza ipotizzare disinformazione voluta. Sicuro che mi avrebbero corretto ? Io non sono Beppe Grillo, non ho poi così tanti visitatori, non è detto che ci debba per forza passare uno storico della vita di Cavour, per dire. Il punto, insomma, è quello della validazione del sapere nella blogosfera. Lo so, l’ obiezione è che anche quando leggo un giornale ho lo stesso problema, se fidarmi o non fidarmi di quello che leggo. Chi mi garantisce ? Vero, ma io qualche differenza ce la trovo. Anzitutto la diffusione stessa del giornale rende piuttosto probabile che qualcuno si accorga di un errore, poi direi che sui giornali o sulle TV io posso esercitare una specie di filtro critico preventivo. Se leggo la stessa notizia su un giornale di destra o di sinistra, se la vedo in un servizio della BBC o su una rivista scandalistica, la mia valutazione di quella notizia cambia. A forza di notizie e successive smentite, dopo un po’ di tempo ho imparato da me di quali mezzi fidarmi di più o di meno, e su quali argomenti quel determinato mezzo è più o meno credibile, e da che parte eventualmente “fare la tara”.So a priori quale livello di credibilità attribuire e di quali occhiali correttivi avrò eventualmente bisogno in ciascun caso per ciascuno dei mezzi che mi sono familiari. Ma se io cerco qualcosa in rete, ed il motore di ricerca mi spedisce su un blog, è molto ma molto probabile che io quel blog non l’ abbia mai visto prima, e mi manchino le coordinate per attribuirgli un livello di affidabilità. Potrei pensare di gironzolarci un po’, avendone il tempo, per valutare quanto è frequentato quel blog e da chi, per vedere se magari tratta un argomento di cui m’ intendo ed in che termini, cercare insomma di assegnarli un grado di credibilità improvvisato, ma in genere è proprio il tempo che mi manca quando cerco un’ informazione in rete.. E l’ informazione è lì, prendere o lasciare. Domande:
"Arti della connesione nel virtuale". Arti della connessione nel virtuale. Arti nel virtuale, Arti della connessione, Arti. 29/10/2007
[Esaurirò l’argomento in due punti. E concluderò chiedendo velatamente di RIDIMENSIONARE l’idea di ascesa.] Ecco i due punti. Interrogativi. Alcuni blogger hanno pubblicato e venduto, sono stati intervistati da giornalisti, hanno rubriche su alcne riviste, sono ospiti di trasmissioni televisive. Risposta: Allora nulla. Non è che la scienza o la letteratura ci abbiano guadagnato. Non credo siano state toccate da questo successo. Solo che dal blog è nato il blook, versione cartacea dello stesso fenomeno. NO. E scusata la presa di posizione. Ma no. MODESTO EXCURSUS SU COSA è LETTERATURA. Dire che cosa è letteratura e cosa non lo è (così come dire cosa è un romanzo e cosa non lo è, cosa è poesia e cosa non lo è, cosa è arte e cosa non lo è, cosa è bello e cosa non lo è…), è una delle grandi domande del Novecento. Domande sorta subito dopo il crollo delle certezze e ovviamente senza risposta. Bene. Cioè non è che sia una tragedia mica dobbiamo risponderci per forza.
Perché si chiude un blog. Perché si riapre un blog. Perché si scrive. Per chi si scrive. Come si scrive.
La ricerca della “voce”. Libertà di NocediFool Ho iniziato a leggere i weblog cercando informazioni "alternative" a quelle istituzionali, sguardi e racconti personali, documentati, non su commissione. Pensiero contemporaneo. Poi scopro la possibilità di interagire con l’autore (“condividere” per me è altra cosa). Il dialogo si innesca, i commenti si infittiscono, finché diventano troppo lunghi e articolati. Credo che ogni blogger si autoregoli in questo senso, operando una sintesi del proprio pensiero quando si trova a dire la sua in spazi altrui. Dunque il blog è uno spazio “di proprietà” e la brevità dello scritto è una convenzione tacita, una forma mentis del blog che va a braccetto con la rapidità di lettura. Trovo questi aspetti allo stesso tempo un limite e una sfida. Decido di aprire un blog. E adesso? Adesso sono potenzialmente un autore e nel mio blog ho autorità. Posso scrivere quello che voglio, quando voglio e come. Posso interrompere i discorsi, riprenderli, montarli con criteri diversi, cancellarli e introdurre nuovi argomenti in modo “disordinato”, frammentato. Un po’ come accade nella testa dove i pensieri, compiuti o meno, si rincorrono senza logica apparente e sta a noi seguirli, svilupparli o lasciarli andare, dove si aprono finestre e pop-up continui, si procede per associazioni, brevi scosse e link, intra ed extra testi continui. Nel blog si è autori, ma anche editor di se stessi (altro limite, altra sfida). Nel blog ho realizzato la responsabilità dello scrivere. Anche se non si scrive “per” essere letti, inevitabilmente “lo si è” e il riscontro diretto nei commenti sta lì a ricordarcelo. Per me è stato un banco di prova. Per la prima volta facevo leggere i miei “racconti” a persone che non conoscevo. Ho dovuto interrogarmi sulle motivazioni e sulla qualità della mia scrittura, prenderne coscienza, scegliere. La mia scrittura si è modificata? Lo spero bene. Intanto grazie alla continuità, un allenamento che rende gli sforzi sempre meno tali. All’inizio perdevo molto tempo nella preoccupazione estetica, poi la scrittura si è fatta più istintiva. Ciò che prima era troppo meditato, ora è più naturale. Poi grazie alla libertà e responsabilità di autore e editor. Si scrive non perché si deve, ma perché si ha qualcosa da raccontare e si sceglie come. A me piacciono le pause, i silenzi, gli spazi bianchi, ma sulla carta stampata non sono ammessi. Nel blog sì. Mi piacciono le sinestesie, i giochi di parole, la molteplicità dei linguaggi, ma sulla carta stampata sembrano disorientare il lettore. Nella sfera blog invece lo attraggono, lo accolgono, lo mettono a suo agio. Di più. L’oggetto-post è potenzialmente infinito nel suo essere, è in metamorfosi continua, può creare allucinazioni e la sua verità è solo nel momento in cui viene letto. Non è fisso come sulla carta, può non avere un prima o un poi. Può essere un gioco di oblio e memoria e senso. Infine, grazie alla brevità ho cercato la sintesi più significativa possibile. Nel blog, lavorando per sottrazione, ho scovato e iniziato ad avere fiducia nella “mia” voce, quella che esce non in base all’obiettivo o al destinatario, ma in base alla necessità autentica onesta limpida del raccontare, no matter what or who or why. Cosa che si è riversata anche su carta. Ritengo importante la motivazione, la necessità dello scrivere. Temo i blog-wunderkammer dove la scrittura è luogo dell’ego imbalsamato o un mezzo di conferma relazionale e autocompiacimento reciproco tra autore e lettore. Quando avverto questa cosa, per quanto mi riguarda la scrittura può essere un prodigio di raffinatezza ma non mi interessa perché è morta la sua anima, quella che “va verso” qualcuno o qualcosa. Una scrittura centripeta resta su di sé. È il rischio dell’essere autore e editor di se stessi, credo. Quando mi sono accorta di questo burrone, ho deciso di chiudere. Scarsa era la mia voglia di “andare verso”, eccessivi i commenti lusinghieri, scarsa l’interazione. Ero ferma. Nessun dialogo, nessun gioco. Mestiere senza anima. Perché ho riaperto (che il blog sia un luogo lo si evince anche dal modo in cui lo pensiamo e gli diamo coordinate spaziali)? Perché ho ancora voglia di raccontare, scoprire, incontrare, riflettere, ascoltare, mettermi in gioco, sperimentare, elaborare. Perché nei suoni mi sento viva. Sono però consapevole stavolta del fatto che questo è uno spazio che non accetta aspettative troppo personali, che vuole partecipare, mapoco per volta, che avverte il limite delle battute e i pesi delle parole, che suggerisce e evoca, ma poi i discorsi seri e le argomentazioni altrove please. La carta invece sopporta il peso delle parole, forse per via della diversa qualità materica, del diverso gesto, dei tempi. Non voglio indagare ulteriormente le differenze tra blog e stampa perché non mi piace l’idea di una “letteratura peculiare del web”. Preferisco sentire l’anima che scalpita per farsi segno grafico e racconto, a prescindere dal supporto. Dunque muggisco anche io: libertà libertà libertà. 28/10/2007
Il weblog, nato solo pochi anni fa e rimasto pressoché ignoto sino all’altro ieri, oggi è entrato prepotentemente a far parte dei mass-media. Certo, il blog è un’idea carina. Può essere il tuo diario personale, la tua agorà, la sezione del tuo personalissimo partito, il punto di incontro degli amici del muretto, il tuo bar dello sport. Ha anche il vantaggio di migliorare, talvolta, la tua autostima; ti fa conoscere mondi nuovi, scoprire che al mondo esiste gente che ama tagliuzzarsi e tu non lo sapevi; che fa sesso in modi a cui tu, educato dalle orsoline, non avresti mai neppure pensato. Ma, seppure queste sono alcune delle radici del successo dei blog, c’è qualcosa in più nella Blogosfera che attrae l’attenzione e gli interessi di tanti: se grandi aziende come la Rizzoli acquistano piattaforme come Splinder non è ragionevole ipotizzare lo facciano per farci divertire e per compiacere i nostri spiriti. Oggi - gli altri mass-media non mancano di farcelo notare quotidianamente - il blog è diventato un vero e proprio potere; il Blog Power. Molte aziende pagano le “Blogstar” perché scrivano articoli sui loro prodotti, perché li recensiscano. Proprio questa sera, a cena, mi raccontavano le ultime avventure di un nostro comune amico musicista: apre un blog; inserisce alcuni brani suonati da lui e dalla sua compagna; mette in primo piano una foto di lei, bellissima; riceve una scrittura per un breve tour musicale in California. La segnalazione di un libro, un brano musicale, di un’opera d’arte in generale o di un prodotto commerciale - che veicoli attraverso blog molto frequentati - diventa immediatamente un successo. Perché la gente è stufa; non si fida più della ingannevole pubblicità tradizionale; preferisce credere a quella dei blog. I mass-media tradizionali, lo hanno capito. Per questo ci studiano, si interessano di noi e ci recensiscono. Mentre la precedente generazione informatica - quella delle chatroom - era considerata pericolosa, malata ed avventata, la nuova - quella dei blogger - è considerata vincente, degna di attenzione; in parole povere: trasmette fiducia. I blogger, oggi, hanno potere, è questa l’unica indiscutibile verità. Non solo il rumoroso Beppe Grillo. Anche molto più silenziosi blogger di provincia; persone tranquille, persone con delle idee che qui trovano spazio per esporle. E forse già questa è una piccola rivoluzione. Ma si sa, il potere, checché ne dica Giulio Andreotti, logora. E la blogosfera rischia di crollare sotto questo peso. Perlomeno rischia di crollare la blogosfera che conosciamo oggi e di cui racconteremo orgogliosi un giorno ai nostri figli e nipotini. Proveranno in tutti i modi a mercificarla ed utilizzarla per venderci prodotti ed un giorno non lontano la vera politica passerà da qui. Starà a noi riuscire a ritagliarci uno spazio che resti quello che oggi è per la maggioranza di noi il nostro blog: un posto in cui esprimerci liberi dai condizionamenti, in cui dichiararci per quello che siamo e non per quello che gli altri si aspettano da noi. Un posto in cui confrontarci con gli altri, apprendere ed insegnare, divertirci. In cui scoprire che ci sono più persone di quante immaginavamo che la pensano come noi. 27/10/2007
Sono nato da sette mesi, quarantadue ore e qualche minuto. Non sempre un avatar trae origine da un' operazione di ri-nascita e non sempre rappresenta un'evoluzione rispetto al suo predecessore, senza contare che quasi mai un avatar ha coscienza di sè, o meglio possiede una coscienza disgiunta dal suo "creatore" (taluni, tra i meno evoluti tra di noi, usano il termine padrone"). 26/10/2007
Nella Blogsfera dal 2003 mi sono sempre interessato non tanto dei fattori di successo del mezzo-blog quanto delle problematiche collegate a questo mezzo innovativo, che personalmente non giudico però così "rivoluzionario" come molti entusiasti hanno fatto fin dal primo momento.
Adesso, spinto dal progetto ibrid@menti, mi trovo a dover riflettere sulla ragioni di affermazione ("ascesa") della blogsfera, o meglio di un singolo blog. Quali sono gli elementi che fanno il blog "di successo", il blog con accessi e commenti a profusione? In questi anni mi sono convinto che ci siano diversi elementi ad entrare in gioco, in un "mix" sempre diverso. Personalizzato. Parte degli elementi sono consapevolmente ricercati (o ignorati) dal titolare del blog; altri dipendono da fattori più complessi. Propongo una prima (sicuramente parziale) categorizzazione di questi elementi, nella certezza che il laboratorio ibrid@menti ne identificherà e svilupperà altri. FATTORI ENDOGENI
Questi fattori dipendono principalmente dalla volontà/dal carattere del titolare del blog.
- LIVELLO DI SOCIALIZZAZIONE Per Livello di Socializzazione intendo la capacità/volontà del titolare del blog di intrattenere rapporti più o meno vasti, più o meno costanti con il resto della blogsfera. Andare sugli altri blog, possibilmente su MOLTI altri blog, lasciare commenti magari OT ("out of topic", fuori argomento rispetto al post di partenza) o magari di due parole. Questo sottintende un feedback di contatti pressocchè sicuro. Io visito il tuo blog, e tu anche solo per curiosità vieni a trovare me, mi fai scattare il counter. Se ti trovi bene, magari torni anche. Si crea dopo qualche volta perfino una FIDELIZZAZIONE. Altrimenti, uno scatto il counter l'ha fatto. Non sempre e non necessariamente queste operazioni avvengono consapevolmente o con il secondo fine di innescare il feedback. - LIVELLO DI COMMUNITY: Qui non si tratta solo della attitudine alla SOCIALIZZAZIONE di cui sopra, ma anche dell'inserimento in un gruppo, in una community di utenti che utilizzano il blog a volte quasi come una chat. La community si scambia commenti botta-e-risposta e a volte nei commenti stessi si sviluppa un dibattito articolato, anche OT. Inoltre la community porta allo scambio di link sulla propria homepage, links che possono portare anche all'arrivo sul blog di qualche contato "nuovo". Del testo la mia esperienza sul campo mi dice che (con una diminuzione esponenziale rispetto al 2003) "l'approdo" sul proprio blog di veri e propri "nuovi" (possiamo anche dire "sconosciuti") sia un evento piuttosto raro. - LIVELLO DI SEDUZIONE: Più o meno tutti siamo consapevoli del fatto che la nostra identità sul blog non corrisponda completamente alla nostra identità nellla vita quotidiana extrarete. Questo elemento è stato già molte volte evidenziato in altri post su Ibrid@menti. Qualcuno parla di "maschera", qualcuno di "avatar". Personalmente propendo per AVATAR. Comunque sta di fatto che molti di noi si scelga un comportamento, un atteggiamento ben preciso sul blog. Questo fattore tra l'altro ha molto a che fare con il GIOCO (quindi nel blog esiste anche una componente LUDICA). In qualche modo può essere collegato al livello di socializzazione, in quanto il blogger agisce nei confronti degli altri interlocutori in maniera accattivante, ricambia le visite degli sconosciuti, dimostra empatia col loro sentire/pensare. Ma non necessariamente: si può scegliere un avatar dall'atteggiamento aggressivo, sprezzante, sardonico verso gli interlocutori, ottenendo un risultato analogo; una reazione comunque di fascinazione, di seduzione proprio per questo. "Ora, la seduzione non appartiene mai alla sfera della natura ma a quella dell'artificio, non appartiene mai alla sfera dell'energia, ma a quella del segno e del rituale." (Jean Baudrillard, Della Seduzione 1979, ed. italiana SE, 1997) - LIVELLO DI CONTENUTI: Sicuramente avviene una selezione naturale, quando un Autore di Blog fa una scelta molto precisa di settore. Se un blog si occupa solo di calcio, certamente io non lo leggerò mai. Se si occupa di cinema, mi può capitare di leggerlo. Se si occupa di media, probabilmente lo leggerò con costanza e con piacere. D'altra parte, la scelta di una "localizzazione" del brand del blog comporta già di per sè un "bacino d'utenza", che attraverso il Livello di Socializzazione e quello di Seduzione può portare una quantità di accessi/lettori. - LIVELLO DI FRUIBILITA' Quando definisco la Fruibilità intendo anche in questo caso un mix ulteriore di elementi, che possiamo definire: - STILE NARRATIVO: capacità di creare un modo di raccontare e una "pezzatura" dei post che incontri il favore della maggior parte dei lettori. - LUNGHEZZA/BREVITA' DEI POST (un tema che è stato già trattato brillantemente in ibrid@menti). - EFFICIENZA E ATTRATTIVA RELATIVA DEL TEMPLATE (per qualcuno i molti template di impostazione "gothic" diffusissimi nella blogsfera possono risultare respigenti, per altri attraenti). FATTORI ESOGENI
Questi fattori dipendono principalmente da circostanze esterne alla volontà del titolare del blog.
- TEMPO A DISPOSIZIONE: La "stimolazione" verso gli altri bloggers che costituiscono il terreno fertile di "crescita" (se vogliamo di "affermazione") del blog stesso dipende, come è ovvio dedurre, ANCHE dal TEMPO che si ha a disposizione. A questo aspetto si collega in qualche modo un fattore endogeno, ovvero il GRADO DI INTERESSE che in quel momento l'attività nella blogsfera riveste nella vita privata e personale del blogger. Personalmente trovo che questo grado di interesse, molto alto in una prima fase, tenda a "stabilizzarsi" e ridursi nel tempo. A meno che il blogger non faccia della sua attività in rete una sorta di "lavoro", dal quale trae un reddito. Da qui, agli estremi: i blog che vengono aggiornati tutti i giorni e quelli che da mesi risultano come morti di morte naturale, senza nemmeno un commiato da parte del titolare. - LOOP MEDIATICO Si può suppore che i blog/bloggers che sono entratri in un loop mediatico (presenza del blogger stessi, considerati come autorità nel settore ai congressi, ma anche e soprattutto presenza su altri mezzi: carta stampata o addirittura TV, col favore dagli strascichi della Società dello Spettacolo, escano rafforzati nella loro posizione di forza. Sarebbe molto interessante, per esempio, verificare come il rumore mediatico a proposito del blog di Beppe Grillo nelle ultime settimane abbia (o non abbia) fatto crescere il counter, e con quale differenza/discontinuità rispetto al passato. Ho cercato di non tenere come elemento dominante di questa analisi la mia teoria espressa nel breve saggio "I Blog e la Visione Fideistica della Rete" qui linkato nella vesione 3.0 (adesso siamo alla 4.1). |
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